Mezzi pubblici gratis, un’idea affascinante che a volte ritorna. E quasi sempre fallisce (con qualche eccezione). Gli ultimi a pensarci, forse sull’onda emotiva del dieselgate, erano stati i tedeschi. Un anno e mezzo fa, si trattava di trovare un escamotage per evitare le infrazioni previste dalla Commissione europea per gli sforamenti dei limiti dell’inquinamento atmosferico. Era metà febbraio 2018 e tre ministri del governo di Angela Merkel spedirono a Bruxelles una lettera in cui proponevano una sperimentazione rivoluzionaria in cinque città di medie dimensioni: per abbattere il traffico delle auto private, mezzi gratis nell’ex capitale federale Bonn (oltre 300 mila abitanti), Essen (quasi 600 mila), Mannheim (300 mila), Herrenberg (circa 30 mila) e Reutlingen (112 mila). Una lettera all’epoca confermata dal portavoce della cancelliera. E poi? Nulla, a quanto pare. Quest’estate è arrivata la notizia che a Berlino i mezzi sono diventati gratuiti per gli studenti di ogni ordine e grado (a Milano, per fare un confronto, lo sono soltanto fino a 14 anni). Ma quella sperimentazione? Lo abbiamo chiesto al municipio della città più grande tra le cinque “pioniere”. Ed ecco la risposta della portavoce: “All'inizio del 2018 il governo federale tedesco ha avuto l'idea di testare il trasporto pubblico gratuito in città selezionate: il progetto è stato chiamato Lead Cities. L'obiettivo era ridurre l'inquinamento atmosferico, in particolare NOx, per prevenire ulteriori divieti per i veicoli diesel. L'idea del trasporto pubblico gratuito ha ottenuto larga approvazione. Ma dal momento che il governo federale non ha offerto una compensazione finanziaria completa per la sua attuazione, ogni città sarebbe stata costretta a pagare i costi molto elevati di questo progetto con il proprio budget. Ecco perché nessuna delle cinque città ha implementato un trasporto pubblico gratuito completo”. Per la cronaca, i mancati introiti nei bilanci delle aziende pubbliche sarebbe stato di 13 miliardi di euro l’anno. A quanto risulta, il progetto Lead Cities è stato ridimensionato drasticamente, e in sostanza si limita a sponsorizzare progetti specifici per la mobilità. “A Essen abbiamo utilizzato questi sussidi per aumentare la frequenza di sette linee tram e autobus, e offerto ai nostri cittadini uno sconto sui biglietti per gli abbonamenti. Intanto sviluppiamo la nostra rete di piste ciclabili”. Dei mezzi gratis, insomma, nessuna traccia. D’altra parte, esperienze di questo tipo, in altre città piccole o medie, sono finite nel giro di pochi anni o sono state riviste profondamente: a Templin, dal ‘97 al 2002 gli autobus gratuiti hanno fatto aumentare il numero di passeggeri di cinque volte, prima di tornare a pagamento, mentre a Tubinga si viaggia gratis dal febbraio 2018, ma soltanto il sabato. Anche ad Hasselt, in Belgio, ci avevano provato, ma dal 2013 viaggiano senza biglietto solo gli under 19. Eppure questa utopia qualche luogo in cui essere realizzata, a ben vedere, l’ha trovato. Al momento, in Europa, sono due le città importanti dove i mezzi gratis sembrano funzionare. Una è Tallinn, la capitale dell’Estonia, che ha offerto i mezzi gratis anche per far venire allo scoperto i residenti di fatto (40 mila su un totale di circa mezzo milione), che non si erano registrati e non pagavano le tasse locali: un’operazione a costo zero, grazie ai nuovi introiti per le casse del comune. L’altra è Dunkerque, la città francese sulla Manica, che ha deciso di investire 4,5 milioni di euro l’anno per la mobilità dei suoi quasi 100 mila abitanti e coprire le spese dei biglietti (che comunque rappresentavano solo il 10% della spesa per il servizio). E in Italia? Il dibattito è di quelli destinati a riproporsi a ogni campagna elettorale. In concreto, ci provò solo Bologna, nel lontano ’73. Niente biglietto (all’epoca, da 50 lire), per i lavoratori, dall’inizio delle corse alle 9 e poi dalle 16.30 alle 20 (per gli studenti, anche dalle 12 alle 15). La sperimentazione durò tre anni, per finire a causa dei costi insostenibili per l’amministrazione. Di quell’utopia, restano le corsie preferenziali.