Il Regno Unito è unito intorno all'automobile. Sono appena tornato da Goodwood, dove, giusto per inquadrare correttamente il Festival of Speed, al posto del camion che vende panini con la salamella c'è un elegantissimo stand che offre "Seafood & Champagne", dove le famiglie portano i neonati per dar loro l'imprinting, dove qualsiasi cosa abbia un motore dà spettacolo, dove persino i parcheggi meriterebbero una visita. Insomma, se l'automobile è nata in Germania, di sicuro la passione è di casa in Gran Bretagna. Per noi, che produciamo (signore) macchine pressoché proibite agli italiani stessi - Ferrari, Lamborghini, Maserati e, ora, pure Alfa Romeo (la Giulia Quadrifoglio pagherà più di 5.000 euro di bollo l'anno) - e che viviamo in un Paese nel quale le auto sportive si stanno pian piano estinguendo, il Regno Unito è il Paese delle supercar. Non è un caso se lì hanno venduto negli anni più di 40 Bugatti Veyron e da noi nemmeno una. Sono più di vent'anni, dal 1993 per l'esattezza, che Charles Gordon-Lennox, conte di March e Kinrara, ospita il Festival of Speed, per cui do per scontato che sappiate di cosa si tratta. Per chi non lo sapesse, invece, dico che il FoS è un evento difficile da descrivere correttamente nella sua interezza: bisogna andarci di persona. Il viaggio vale ogni singola sterlina spesa. È qui che si possono apprezzare tutti insieme la Storia dell'Automobile e la Storia del Motorsport, i protagonisti dell'industria e delle corse, l'evoluzione stilistica, il fenomeno delle fuoriserie... Insomma tutto lì e a portata di mano, campioni del mondo delle due e quattro ruote compresi. Senza barriere, né sociali né fisiche. Solo qualche balla di paglia per proteggere le persone da quelli che a stare in strada non ci riescono proprio (e ogni anno sono tanti). Spettacolo puro.