Come reagireste se vi dicessi che, in un futuro non troppo lontano, la tecnologia potrebbe limitare le vostre scelte in tema di riparazioni delle auto? Già oggi ci sono le prime avvisaglie di ciò e un esempio in tal senso giunge dagli Stati Uniti, il Paese con le maggiori tutele per i consumatori. Ve la faccio breve. È successo che un gruppo di agricoltori ha avviato un braccio di ferro con la celebre fabbrica di trattori John Deere a causa della necessità di ricorrere a un loro tecnico ogni volta che bisogna intervenire per ripararli. Non tutti sanno, infatti, che a dispetto della fama di “rusticità”, i moderni mezzi agricoli sono invece veicoli sofisticati e zeppi di elettronica. Troppa però, a giudicare dalle proteste dei coltivatori, i quali non vedono di buon occhio i “flying doctors” che arrivano con la loro valigetta, inseriscono una chiavetta USB e dopo qualche click emettono fatture da centinaia di dollari. Quello che in sostanza i farmers a stelle e strisce chiedono è di poter operare da soli sui propri mezzi, come si è sempre fatto in passato, senza dover dipendere da (costosi) interventi esterni. Qualcuno, forse spingendosi un po’ oltre, si è addirittura procurato software di terze parti per hackerare l’elettronica dei John Deere e aggirare i blocchi. La cosa, ovviamente, ha fatto arrabbiare moltissimo il colosso dei mezzi giallo-verdi che ha risposto a muso duro ricordando le leggi vigenti: il coltivatore, infatti, compra il mezzo agricolo, il pezzo di ferro per intenderci, ma non il software che lo governa, la cui proprietà intellettuale non può essere manomessa e rimane della John Deere. E questo anche quando si deve cambiare un componente della meccanica che dev’essere “riconosciuto” dal sistema.

La cosa ha scatenato negli Stati Uniti un serio dibattito sul confine tra i diritti dei consumatori e la pervasività della tecnologia e, giustamente, ci s’interroga su quale possa essere il punto di incontro. Un tema che può essere traslato al mondo dell’auto. Che cosa succederebbe se vetture sempre più governate dall’elettronica e sempre più connesse limitassero le scelte degli automobilisti e il loro diritto di decidere se ripararle presso la rete ufficiale o dagli indipendenti? Fantascienza? Non credo. Sono certo che molti di voi ancora ricordano l’arrivo, decenni orsono, delle prime “spie service” e la necessità di ricorrere ai dealer per farle spegnere quando il tagliando era fatto dal meccanico amico. Oppure, in tempi recenti, l’azione di un costruttore che ha inibito l’ingresso alla presa OBD di alcuni dei suoi modelli mettendo fuori gioco gli strumenti diagnostici dei meccanici generici. Per fortuna il blocco adesso è stato rimosso, ma gli interrogativi restano. Ed è lecito stimolare una riflessione.