Elon Musk mi è sempre piaciuto. Anche coi suoi difetti, è uno di quegli imprenditori sospesi tra genio e sregolatezza che ogni tanto servono all’umanità per scrollarsi di dosso vecchie certezze, fantasticare e - probabilmente - fare dei passi avanti. Insomma, progredire. In più, fa delle macchine che sono belle da guidare. Però con lui, si sa, niente va preso alla lettera, né col cronometro: molte sono le promesse mancate, le deadline disattese, i ritardi accumulati rispetto alle tempistiche annunciate. E altrettante le boutade, spesso e volentieri affidate a Twitter. Recentemente, una di queste mi ha colpito più di altre. Il re mida delle batterie ha infatti scritto che le Tesla, con l’avvento della famigerata guida autonoma (originariamente promessa nel 2017 e ora prevista per la fine di quest’anno), diventeranno dei beni in grado di rivalutarsi nel tempo, e che per tale motivo dovrebbero costare “dai 100 ai 200 mila dollari”. In pratica, molto più di oggi. La ragione è semplice: delle auto che si muovono da sole possono “lavorare” in tutti quei momenti in cui i proprietari non le utilizzano (tanti, circa il 95% della vita di una vettura), dando dei passaggi a non meglio precisati clienti e generando così degli introiti. Musk ha già pensato a un nuovo servizio, una specie di Uber robotizzata e denominata Tesla Network, che dovrebbe farsi carico della gestione dei veicoli (a fronte, naturalmente, di una commissione): basterà un tap sullo schermo dello smartphone e i possessori di un’elettrica di Palo Alto potranno guadagnare quando sono in ferie o al lavoro. Affascinante. Se sarà così - ragiona il top manager - le Tesla diventeranno uno strumento che va ben oltre il concetto di auto. Di più, aggiungo io: ribalterebbero un po’ tutte quelle regole per cui ogni bene che non sia di culto, da collezione, o di un certo valore storico si deprezza negli anni, si tratti di un’auto o di un frullatore. Un sostanziale cambio di paradigma.

La teoria della cosiddetta proprietà flessibile non è una novità, né appannaggio del solo Musk: in giro esistono già delle app che consentono di affittare la propria automobile a terze persone, una sorta di Airbnb delle quattro ruote. Le flotte “autonome” di robotaxi dovrebbero rappresentare la naturale evoluzione di tutto questo (e del car sharing), ma com’è ovvio la questione presenta diversi problemi. Primo: non tutti gioiscono all’idea di far accomodare sconosciuti ed estranei sui propri sedili, soprattutto se quei sedili sono belli - e costosi - come quelli di una Model S. Sarò all’antica, ma il solo concetto mi fa un po’ rabbrividire e credo che molti altri automobilisti siano d’accordo. Per stare economicamente in piedi, quindi, Tesla Network richiederà come minimo un cambio di mentalità. In Europa di sicuro, mentre in California o in Cina – Uber e Lyft insegnano – le cose potrebbero andare diversamente. La seconda criticità, molto più importante e sostanziale, riguarda la tecnica: la guida autonoma, che sia di livello 4 o 5 (qui c’è una guida che entra nel merito della tecnologia e della scala Sae), sembra lontana. Molto lontana. Per rendersene conto, basta pensare che il meglio offerto dal mercato, oggi, è l’assistenza di livello 2. Niente di più. E le Tesla non fanno eccezione, pur essendo già predisposte per il salto di qualità e ordinabili con un pacchetto che la Casa chiama “Guida autonoma al massimo potenziale” (il termine inglese è “Full Self-Driving”). L’accelerazione prevista da Musk è quindi funambolica: l’aggiornamento autonomo, hardware, software o quel che sarà, dovrebbe arrivare nel giro di pochi mesi, avviando il percorso di apprezzamento del “bene Tesla” e trasformando le elettriche (anche) in robotaxi. Nel 2020, ha assicurato l’imprenditore, le vetture del “network” saranno più di un milione. Ancora una volta, bisogna decidere da che parte stare. Se credere - come si crede in un dio, o in una religione -, oppure esercitare un po’ di sana cautela. Musk ha già avvisato i suoi potenziali clienti: a partire da metà agosto, la dotazione Full Self-Driving costerà mille dollari in più. E dunque - è il sottinteso - meglio affrettarsi. Chi considera il Divino un genio del marketing, ha avuto la sua ennesima conferma.