Meno 49,5%, meno 44,8%, meno 26%. Sono le vendite dell’Alfa Romeo nel primo trimestre 2019, rispettivamente, in Italia, in Europa e negli Stati Uniti. Certo, il mercato dell’auto è in flessione globale, ma i numeri del Biscione registrano quello che non si può definire diversamente da un crollo. E, si badi bene, un crollo nei confronti di dati di mercato che – almeno in Italia e in Europa – erano già piuttosto negativi.

Giulia a picco

Nella Penisola, infatti, il 2018 della Casa di Arese si era concluso con 43.112 auto uscite dalle concessionarie, -4,90% sul 2017: dopo tre anni di consistenti crescite, si era quindi invertita la tendenza ed era ritornato il segno meno. Colpa soprattutto della Giulia, le cui vendite non sono mai decollate e che l’anno scorso sono scese del 26,4%. Il che significa che, sul mercato di casa, la berlina ha piazzato non soltanto meno esemplari dell’Audi A4, già regina del segmento D anche nel 2017, ma anche – più sorprendentemente – della Skoda Octavia. Ed è sempre la Giulia, del resto, la zavorra che più ha affossato i risultati del primo trimestre dell’Alfa, con un tracollo del 60%. Negli ultimi tre mesi, peraltro, si è comportata male anche la Stelvio, in contrazione del 27,9%. Il 2018 si era chiuso in rosso anche in Europa – che comprende, ovviamente, anche il dato italiano, di gran lunga il primo mercato per il marchio milanese -, con una flessione del 3,4% a 82.939 unità. Tutt’altri risultati ha garantito la Jeep, l’altro cavallo su cui più punta FCA, cresciuta del 55,6%.


Alfa Romeo Giulia

Inversione di tendenza

Negli Usa, al contrario, il 2018 del Biscione era stato superlativo: 23.820 esemplari venduti, con la Stelvio sugli scudi, per un clamoroso +98% che aveva polverizzato qualsiasi precedente risultato della Casa negli States, dov’era ritornata nel 2016 dopo una lunga assenza. Proprio per questo è particolarmente preoccupante la netta inversione di tendenza registrata nel primo trimestre del 2019, che porta un pesante segno meno anche in questo mercato, in prospettiva così importante per l’Alfa, dopo che già dicembre si era chiuso in flessione. E con l’Europa e gli Stati Uniti che vanno male, i conti del marchio lombardo non possono certo essere compensati dalle altre aree geografiche, decisamente residuali, in cui è presente (tra Cina e Giappone, per dire, l’anno scorso si sono superate di poco le 7 mila unità).


Alfa Romeo Tonale

Aspettando la Suv compatta

Insomma, non ci sono i presupposti non diciamo per arrivare all’obiettivo fissato a suo tempo da Marchionne per l’Alfa – vendere 400 mila auto in un anno –, che resta una chimera, ma neanche per toccare la ben più modesta quota di 150 mila. Le cose potrebbero cambiare con l’arrivo della Suv compatta anticipata al Salone di Ginevra dalla concept Tonale, proprio il tipo di modello – per segmento e carrozzeria – più appetito dal mercato. Ma i tempi, come sempre succede per l’Alfa, sono lunghi, molto lunghi, troppo lunghi: non se ne parla prima della fine del 2020, a essere ottimisti. E per la sport utility di segmento E prevista dall’ultimo piano industriale si prospetta un’attesa maggiore, difficile prevedere di quanto. Intanto, i concorrenti sfornano modelli a ripetizione. Allora, alla fine, la domanda è: FCA continuerà a investire risorse, anche in un periodo di vacche magre, su un brand che le sta dando così poche soddisfazioni? O deciderà che è giunto il momento di liberarsene?