Nei secoli fedele. Come l'Arma dei Carabinieri. Oppure come i tergicristalli, fedeli a se stessi praticamente da sempre. Ho messo in tasca la patente nel 1980, quando il massimo della meraviglia tecnologica era la radio estraibile alloggiata nel cruscotto. Da allora ho visto cambiare tutto, o quasi. L'innovazione è stata un inno continuo all'azione dei car maker. E il bello deve ancora venire, come dicono fior di numeri uno delle Case martellandoci con lo stesso concetto. Che più o meno suona così: nei prossimi 10 o al massimo 20 anni il settore automotive assisterà a cambiamenti di una portata tale che non si è neanche lontanamente vista nei cento anni appena trascorsi. Sarà sicuramente vero, ma nelle nostre macchine ci sono ancora dei "pezzi" apparentemente insensibili a ogni forma di progresso: i tergicristalli, appunto.

Intanto, ci sarebbe da affrontare una questione grammaticale: tergicristallo è una parola composta. Quindi, al plurale dovrebbe rimanere invariata. E non vale sostenere che al giorno d'oggi quasi tutte le macchine hanno una terza spazzola, alla quale assegnamo il nome di tergilunotto. Che poi, in base alla stessa logica, quelli anteriori dovrebbero allora chiamarsi tergiparabrezza. Cosa che risolverebbe pure il tema grammaticale di cui sopra. Così però rischio solo di incasinarvi le idee, per cui torno alla sostanza di base. Negli anni qualche tentativo è stato fatto per migliorare la resa dei tergicristalli: dalla monoracchetta (ricordo che sotto una tempesta d'acqua alla mia Fiat Uno si è sganciata la spazzola finendo chissà dove!) agli ugelli alloggiati non sul cofano ma direttamente sulla racchetta, quasi a contatto con la spazzola (i miei colleghi citano a memoria come primo esempio la Citroen BX dell'82), all'apertura con movimento "a rana" dei due tergicristalli. La Mercedes, mi ricordano, per consentire alla monoracchetta di pulire la maggior superficie possibile aveva anche inventato un movimento articolato, che però con l'aumentare della velocità creava qualche problema sussultorio. Dimensioni e peso delle spazzole sono poi via via aumentati (chi aveva come me una Dyane o una 2CV sa di cosa sto scrivendo) e, insieme all'acqua, sono stati testati detergenti via via più emulsionanti. Ma, alla fin fine, non è che ci sia questa grande rivoluzione. Anzi. Nelle giornate più moscerinocentriche e di problematiche intestinali aviarie capita ancora di doversi fermare in una stazione di servizio, su rotte tipo Milano-Roma o viceversa, per pulire il parabrezza con il classico olio di gomito. Possibile che all'alba del 2019 non siano state ancora individuate soluzioni tecnologicamente più avanzate ed efficaci? Se ne conoscete qualcuna, fatemelo sapere per favore qui sotto. Perché è ora di dire basta allo stallo del tergicristallo!