I dati del mercato europeo di dicembre 2019 hanno portato all’attenzione dei media una notizia piuttosto clamorosa. Nella classifica dei modelli best seller, dietro alla inossidabile Golf e alla nuova Renault Clio, spunta, a sorpresa, un outsider. Il più inaspettato: l’elettrica Tesla Model 3, che ha conquistato 22.118 nuovi clienti.

Uno schiaffo per tutti quelli che pensavano, e io mi ci metto dentro, che il marchio di Elon Musk non avrebbe avuto vita lunga.

La mia idea non poggiava tanto sullo scetticismo di diversi osservatori in merito alla capacità della Tesla di diventare un marchio automobilistico adulto, capace di ampliare davvero la propria gamma, di consolidarla nel tempo e di sostenere il relativo sforzo produttivo e distributivo, quanto su un’osservazione diversa. Che è la seguente.

Il marchio americano è stato un pioniere dell’elettrificazione. Ha saputo, grazie anche all’istrionica personalità del suo fondatore, interpretare i venti del cambiamento nell’opinione pubblica, intercettare una crescente pressione verso la propulsione a emissioni zero, diventandone un “profeta” e anche un riferimento per la concorrenza. Tuttavia, una volta che i grandi costruttori – la BMW, il conglomerato Hyundai-Kia, la Mercedes, il gruppo Volkswagen e così via – fossero scesi in campo con la loro offerta elettrica, mettendo sul piatto la loro competenza nel fare automobili, le loro risorse finanziarie, tecnologiche e organizzative, per il povero Musk, al netto delle sue trovate mediatiche, non ci sarebbe stato più spazio. 

La Tesla – proseguiva il ragionamento – sarebbe diventato uno dei tanti marchi produttori di auto a batteria, perdendo la sua specificità, e a quel punto probabilmente sarebbe stata incapace di reggere il confronto sul suo stesso terreno con le case automobilistiche tradizionali e non avrebbe avuto altro destino che chiudere o venire acquistata da qualche grande gruppo.

Ebbene, fino ad ora, queste argomentazioni sembrerebbero sbagliate. Non solo la Tesla è viva, ma prospera. Grazie alle vendite della Model 3, ha registrato un ultimo trimestre in nero, con 105 milioni di dollari di utili e vendite che, per la prima volta in due anni, hanno superato la soglia delle centomila unità. Detiene da sola la quota più significativa – un quinto – del mercato europeo delle ricaricabili, il quale comprende anche, accanto alle elettriche pure, le ibride plug-in.

Certo, i concorrenti veri non sono ancora scesi massicciamente in campo. Resta da vedere, quindi, cosa succederà nei prossimi anni. Musk da parte sua ha annunciato una fabbrica in Europa (i terreni sono già stati acquistati) e l’introduzione della Model Y a cominciare dalla primavera e poi del cyber-truck, affermando con l’ormai abituale spavalderia che l’obiettivo nel 2020 è di aumentare di un terzo i nuovi clienti nel mondo.

Tutto ciò decreterà la definitiva consacrazione dell’outsider e sparigliatore di carte californiano nel club dei costruttori con la C maiuscola? In altre parole, la Tesla avrà un futuro anche quando la sua proposta non sarà più un unicum? Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate.