Pozzi per l'estrazione del petrolio in Texas

Un anno fa scrissi che faceva quasi rabbia vedere la benzina che costava così poco quando la gente non poteva girare per il lockdown. Molti, che non capivano, obiettarono che era proprio perché la gente non girava che la benzina costava poco. Non era così perché il prezzo al barile nel mondo non è legato a chi gira o meno in Italia, e adesso è chiaro a tutti. Se no, leggere il seguito per capire.

Giovedì 4 marzo, prima di scrivere queste righe il greggio era già arrivato a 67 dollari contro i 37 di novembre 2020, quasi il doppio quindi, e galoppa verso nuovi tetti preoccupanti. Per fortuna, questo deve essere lampante, il 100% in più all’origine diventa poco più del 10% alla pompa perché sul litro di carburante le tasse più l’Iva pesano per oltre il 70% e il restante va diviso tra costo all’estrazione, costo del trasporto, costo della raffinazione e utile per la distribuzione. Morale raddoppia soltanto una parte paradossalmente marginale (sembra incredibile ma è così, la parte che pesa meno sul prezzo al litro di carburante è proprio il carburante stesso…) però le conseguenze immediate si sentiranno eccome perché tutto in fretta costerà di più.

Ecco, durante la chiusura totale che fermò l’Italia e l’economia un anno fa almeno  i beni di prima necessità non subirono aumenti perché i trasporti essenziali furono alleggeriti dal costo minore della benzina e soprattutto del diesel. Adesso invece si fanno già previsioni cupe: ci eravamo abituati bene mentre il pieno a quasi 9 euro in più graverà per oltre 200 euro all’anno per ogni famiglia senza contare gli aumenti dei beni di largo consumo.

Ma si fermerà la salita del costo del greggio? Potrebbe succedere non appena si tornerà alla normalità. Al momento infatti è il clima che ha messo in ginocchio il Texas e quindi l’estrazione del petrolio. Le continue tempeste di neve hanno fiaccato i pozzi con una perdita di almeno un paio di milioni di barili che hanno fatto fare un balzo ai prezzi di tutto il mercato internazionale mentre, da parte sua, l’Opec ha confermato di non incrementare anche per il mese di aprile la sua produzione di 500 mila barili mantenendola invariata. Morale c’è meno petrolio a disposizione e il prezzo di conseguenza sale. Non dovrebbe durare però, e molti prevedono una stabilizzazione, ma non un ritorno al recente passato, verso l’estate.

Viaggeremo sereni per le vacanze? I "se" si sommano in questo caso: se il vaccino arriverà, se gli italiani si vaccineranno, se con il caldo l’assalto del Covid-19 sarà meno virulento e se come il solito non saliranno artatamente i prezzi alla pompa come sempre avviene quando gli italiani si mettono in macchina per andare in ferie.