Mezzo secolo fa, di questi giorni, veniva presentata la “A 40”, prima auto Innocenti della storia. Si poteva acquistare sia in versione “berlina” che “combinata” rispettivamente a 880 mila e 930 mila lire. Erano ancora gli anni in cui ci si poteva buttare in avventure automobilistiche più o meno spregiudicate e le strade erano ricche di automobili dai marchi più diversi. Oggi si è riparlato dell’Innocenti, più volte associando questo marchio a un’eventuale vettura low cost di casa Fiat; illazioni peraltro puntualmente smentite. D’altronde già a inizio anni 90 il marchio Innocenti era stato recuperato dal Gruppo proprio per vetture a basso costo derivate dai modelli brasiliani (l’Elba o la Mille) oppure dalla Jugoslavia (la Koral), quindi non ci sarebbe nulla di strano se per la terza volta il marchio tornasse in vita. Non se ne farà invece nulla perché rimettere in pista nomi del passato significa prevedere grossi investimenti in termini di lancio, di promozione e di marketing complessivo, operazioni che alla fine convincono tutti quei costruttori che hanno le casseforti piene di brand gloriosi e inutilizzati a lasciar perdere.Tutto sommato credo, però, che sia giusto così: Innocenti non è un nome al pari di Packard o Nsu, di Isotta Fraschini o di De Soto. Vive nella memoria degli italiani di mezza età e un po’ nel mio cuore di ragazzo che la piccola spider 950 se la sognava la notte. Non sarà un dramma se resterà sepolto sotto la polvere, ma dimenticare il suo anniversario è forse troppo, e che nessuno se ne sia ricordato mi ferisce un po’.