Posso capire che non ci possiate credere, ma a Bologna sta per accadere una cosa che si propagherà a tutta l’Italia: nel giro di pochi anni in tutta (badate bene, in tutta) la città chi circola con un veicolo non elettrico o ibrido dovrà pagare per spostarsi. Anche se in città ci abita e ci vive.

Bologna non è una metropoli, ma non è nemmeno piccola con i suoi 380 mila residenti più quasi 60 mila studenti universitari che arrivano da fuori. Bene l’attuale amministrazione, allargata alla sinistra più estrema, ha in progetto nel giro di pochi anni di chiudere tutta la città fatta eccezione per i pochi quartieri oltre la tangenziale e imporre a tutti quei 300 mila che ci vivono di usare soltanto veicoli full electric o ibridi. Tutte le strade, indistintamente, saranno video sorvegliate e non ci sarà scampo per gli altri mezzi a meno che non paghino (siamo sempre lì, guarda un po’) un abbonamento annuo che potrebbe andare dai 100 euro per chi possiede veicoli più recenti (Euro 6) a oltre 300 euro all’anno comprendendo in questo elenco anche i mezzi che si occupano delle consegne ai negozi.

Un piano folle e velleitario che la responsabile della mobilità, una signora sicuramente per bene che oggi si occupa di questo ma che domani potrebbe passare alla sanità oppure allo sport con la stessa disinvoltura, vuole attuare senza avere idea di quanto una mossa di questo genere sia vessativa e soprattutto violenta. Oggi a Bologna, a dispetto della sua estensione, esistono soltanto 120 colonnine di ricarica, alcune delle quali mal funzionanti e molte altre a ricarica lentissima perché obsolete. Immaginate sessantamila auto che la sera debbano ricaricare. Come faranno, dove andranno? Aggiungo che Bologna è una città medioevale con molti palazzi del centro ancora esistenti (per fortuna) che presentano però grossi problemi per la rete. Un mio caro amico, sostenitore convinto delle vetture elettriche ha un garage ma non riesce ad avere dall’Enel la potenza che oggi serve per le vetture con le batterie più capienti. Ha chiesto e richiesto, ma gli è stato risposto con l’azienda non è in grado di portare punto a punto nel centro storico una carica maggiore.

Ovviamente la scelta del Comune è provocatoria e ideologica: fare sparire la auto dalla città con tutti i cittadini che usano soltanto il mezzo pubblico (non esiste nemmeno una metropolitana) oppure vanno a piedi e in bicicletta.  Un piano che deve preoccupare perché sull’onda della demagogia potrebbe venir copiato anche da altre amministrazioni comunali in giro per l’Italia, un Paese bello e lungo dove il problema dell’energia è molto d’attualità.

L’assessora Orioli va avanti decisa, sorda a tutti i parere scettici di chi di mobilità si occupa per professione tutto il santo giorno e ai più alti livelli. Ma la Orioli non è una tecnica, bensì una politica con quello che ne consegue. Si decide sull’onda che va di moda: adesso l’ambiente, tema serissimo che però non si può affrontare facendo propaganda. Oltretutto in controtendenza con la stessa amministrazione che ha scelto di portare entro la città tutto l’ammorbamento di un traffico che da Amburgo va a Palermo anziché collocarlo lontano dalle case come in tutto il resto del mondo. Che poi per un poveraccio, e stiamo diventando tutti poveracci, sia possibile passare dal veicolo di proprietà a uno nuovo e alla spina con quello che costa non è mica un problema dell’assessore al traffico. Ti risponderà: se non hai soldi prendi l’autobus e fattene una ragione.