Prepariamoci al peggio. Il Governo ha avviato una volta di più la sua guerra all’auto stabilendo norme vessatorie per portare soldi in cassa ai Comuni, e al contrario liberatorie per tutto quello che è assimilabile alle biciclette. Per questi mezzi considerati verdi, quindi perfetti, invece che a rischio incolumità per chi li guida, adesso è tutto possibile stabilendo di fatto che per una fetta di utenti il Codice della Strada non esiste più. Chi pedala, ma anche chi pedala per finta mosso da un motore elettrico fissato al telaio, può viaggiare contromano, percorrere le corsie riservate a mezzi pubblici immensamente più grossi e più scomodi da controllare in caso di sorpassi in corsia di improvvidi ciclisti o più spesso esagitati “monopattinisti”, dando il pessimo segnale che a qualcuno è tutto permesso mentre a tutti gli altri no. In sintesi è stato stabilito per legge che si può fare quello che la legge proibisce. Incredibile ma vero.

Ha detto bene, e in forma ufficiale, il presidente dell’Automobile Club Angelo Sticchi Damiani: «Questa sorta di “deregulation” della mobilità ciclabile ha un forte effetto diseducativo: alle biciclette tutto è permesso e, per conseguenza, anche ai monopattini elettrici, che sono equiparati ai velocipedi, mentre è evidente che, nella mobilità metropolitana, l’anarchia non va assolutamente d’accordo con la sicurezza stradale!»

Siamo di fronte a una norma folle, scritta da chi ne capisce poco e approvata a larga maggioranza da un Parlamento che vota per ordine di coalizione invece che ragionare su che cosa approva. Ma il disastro sarà dietro l’angolo, e quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi. Prima comunque se ne accorgerà il portafoglio perché permettere autovelox nei centri urbani dove c’è la norma di 30 orari sarà un tagliola terribile per chi fatica ad arrivare a fine mese. Con due contravvenzioni un operaio si giocherà il cappotto nuovo per un pargolo, e non permettetevi di dire che così impara a rispettare le norme visto che ad altri utenti della strada il rispetto nelle norme non è più una condizione inderogabile. I Comuni saranno più grassi, gli incidenti sulle strada daranno più lavoro agli ospedali o ai cimiteri, e qualcuno si dovrà vergognare. Ma non lo farà, nascosto nell’anonimato di un’approvazione dettata dal partito e non dalla sua intelligenza, termine quest’ultimo sicuramente usato a sproposito.