Adesso ci siamo giocati pure la Smart, quella scatoletta che era stata capace di farsi largo tra mille diffidenze diventando una presenza allegra e puntuale nel panorama cittadino. Arriva la nuova, con forte imprinting cinese, che pare molto ben riuscita ma che è tutta un’altra cosa. Grande come le altre e del tutto normalizzata.

Ricordo bene tutte le difficoltà degli inizi, con la voglia della Swatch di mettere per strada una vettura che fosse rivoluzionaria come lo erano i suoi orologi di plastica che stavano spopolando, irriverenti, sul mercato mondiale.

Purtroppo per i fabbricanti di orologi progettare una vettura è molto più complesso perché se da un lato ci può essere il rischio di sbagliare l’ora, con le auto si possono mettere a rischio delle vite. Così ci volle l’alleanza con la Mercedes, che le auto da sempre le ha sapute costruire al meglio, per arrivare all’ impertinente creazione comune con un nome facile da capire ma impossibile da brevettare perché smart è un aggettivo che può essere tradotto dall’inglese in rapido, veloce, abile, acuto, brillante, sveglio, intelligente, ma anche alla moda ed elegante. E un aggettivo non è mai brevettabile al contrario di un nome proprio, meglio ancora se inventato. Così nacque il simil acronimo S.M.art che stava per Swatch Mercedes Art, sintetizzando il concetto che era un colpo d’ingegno delle due case.

L’oggetto che venne fuori fu un vero shock per un mondo bigotto quale è sempre stato quello dell’auto, e impiegò tanto tempo ad imporsi perché sì va bene la colorazione sempre esagerata, le prestazioni subito sorprendenti e la sicurezza della cellula che proteggeva gli occupanti, però era una cosetta così piccola e così strana che non si poteva digerire.

In Italia ci volle l’intuito di un grande dirigente come Maurizio Alagna a segnarne il destino di successo. S’inventò mille trovate geniali tanto che, nel rapporto tra grandi città presenti sul territorio e le vendite di Smart, nessun mercato al mondo ha visto un successo paragonabile a quello italiano.

A Roma, dove più che in qualsiasi altro posto le due posti tedesche sono finite nel traffico cittadino, la moda del parcheggio ortogonale rispetto al senso di marcia è diventata una regola. Pertanto negli ultimi vent’anni le vendite si sono moltiplicate con la curiosa aggiunta, testimoniata da una ricerca di mercato di qualche anno fa, che se 10 persone si sono convinte a comperarne una almeno altre 70 persone una volta nella vita ci hanno fatto un pensierino. Il sogno di un veicolo piccolo e agile è rimasto dentro ai tanti che vivono nei centri più grandi e che quotidianamente lottano per farsi spazio nel traffico.

Adesso arriva la versione nuova, imposta dall’azionista cinese Geely che conta sempre di più in seno alla Mercedes, ed è un’auto come le altre, come saranno tante altre spinte da motori elettrici. Come tutte quelle che i politicanti dell’Unione Europea vogliono imporci da qui a poco più di una decina di anni per salvare il pianeta omologandoci al modello che ci impongono proprio quelli che di salvare il pianeta non s’interessano proprio. I cinesi.