Sebbene la narrazione che va per la maggiore racconti della continua crescita delle vetture elettriche nel Belpaese, i dati del mese di marzo gelano tutte le chiacchiere con un pesante flessione nelle vendite pari a -34,5% con l'aggiunta di un ridimensionamento della quota di mercato, scesa al 3,7% (-17,7%). Che significa tutto questo?

Che i nodi stanno venendo al pettine. A fronte di una colossale e costosissima campagna di comunicazione delle Case automobilistiche, tutta incentrata solo e soltanto sulle vetture alla spina, il mercato rimane piuttosto indifferente. Qualcosa pare funzionare nei centri più grossi dove si concentrano più necessità di mezzi meno inquinanti (almeno alla ruota) e dove girano più quattrini, quindi dove vive una popolazione con maggiori disponibilità economiche. Ma siccome l’Italia è lunga e sofferta, dove le montagne spesso si mangiano le pianure e dove i vantaggi delle vetture che non fanno rumore si percepiscono di meno, il rifiuto grida il suo no! forte e chiaro.

Adda venì il 2035 quando le auto nuove in vendita saranno soltanto elettriche, ma la resistenza di chi ha altri bisogni e altri portafogli si fa sempre più distinta. Non siamo ancora alle barricate ma ci siamo molto vicini, col risultato di un vero crollo (-42%) delle demolizioni, che limitatamente al mondo automotive sono poi il problema più importante per fare del bene al pianeta. C’è un parco obsoleto, puzzolente e pericoloso da rottamare, ma se la strada resta quella di riuscirci sostituendolo esclusivamente con vetture che costano un botto e non percorrono abbastanza strada, tali che per godersele al meglio bisogna possedere oltre a una casa anche un garage di proprietà dove attaccarsi per ciucciare la corrente, tutto si fa in salita.

Sono ormai anni che si sbandierano percentuali che imboniscono pretendendo di fare rumore: le elettriche sono cresciute del 200%, del 300 %, del 500%. Anche quel negoziante di pentole costretto a chiudere la sua attività non capiva perché fosse potuto succedere visto che lui nell’ultimo mese aveva raddoppiato le stoviglie vendute, peccato che era passato da una due, il 100% in più. Un risultato roboante da dire ma mortificante rispetto al suo investimento e ai suoi debiti.

«Però è sbagliato guardare alla sola Italia – mi ha risposto un collega molto competente e di solito anche molto attento – il mondo va in  quella direzione. Bisogna mirare all’estero, soprattutto nei paesi del nord dove mettere in piedi una fitta rete di colonnine di ricarica è stato piuttosto semplice.»

Ha probabilmente ragione, ma noi viviamo in Italia dove gli stipendi non sono paragonabili. Da noi ci sono montagne sui cui arrampicarsi, città medioevali annodate su loro stesse dove trovare una piazzola è più complesso che trovare il petrolio, e poi ci sono culture differenti e soprattutto esigenze differenti.

Che l’auto elettrica prima o poi si guadagni il suo spazio è molto probabile, ma l’enfasi che si respira sa ancora troppo di bluff e come succede a poker l’automobilista nostrano va a vedere le carte e realizza che ancora non gli piacciono.

Si dirà, ma adesso arrivano gli incentivi. È vero, un po’ aiuteranno. Ma finché una vettura anche incentivata continuerà a costare almeno il doppio di una tradizionale di pari categoria la trappola verrà soltanto annusata da una clientela affamata ma non ancora disposta a tutto. Nel frattempo si stanno aspettando tutte quelle novità promesse a prezzo popolare mentre il refrain «Quando se ne venderanno di più costeranno meno» sta facendo il suo tempo, con la gente che ribatte «Vabbé, intanto vai avanti tu che mi scappa da ridere.» Insomma, che tocchi qualcun altro fare da battistrada, io ci penserò quando vedrò, e soprattutto quando me lo potrò permettere; possibilmente poi senza dover ricorrere alle scatolette cinesi che ci invaderanno nel prossimo decennio.