Voi da che parte state, siete per il lavoro o per l’ambiente? La domanda è in apparenza provocatoria, ma è quello che ha portato a sua giustificazione la Ford per mettere a casa tremila dipendenti al fine di ridistribuire le risorse e destinarle alla costosissima svolta elettrica.

La comunicazione ai lavoratori, ma pure ai dirigenti perché sono saltate teste anche apicali, è stata firmata dal presidente Bill Ford e dall’amministratore delegato Jim Farley. Nella comunicazione, molto addolorata e dolorosa, c’è scritto in particolare che “L’azienda, oltre a eliminare posti di lavoro, sta riorganizzando e semplificando le varie funzioni. È un momento difficile.”

Differenze. Gli americani, sul lavoro, sono estremamente pragmatici, e questo modo di operare li ha sempre caratterizzati. Al contrario che in Europa, dove in genere gli Stati intervengono dando soldi per evitare i licenziamenti, negli States il Governo mette fuori i quattrini se il piano aziendale contempla sacrifici ma rimette a posto i conti di una azienda.

Rassicurazioni. In sintesi Ford dice che i costi per sviluppare le nuove vetture elettriche sono enormi  e ci vorrà molto tempo per avere un ritorno economico, quindi non ci sono alternative: se si vuole un mondo più pulito bisogna fare sacrifici. E non è una scelta facile perché comporta pena. Proprio perché a Detroit capiscono questo, la Ford “assicura di restare vicina ai dipendenti in uscita con l’impegno di aiutarli a trovare nuove opportunità di carriera.”

Vince l’ambiente. Insomma, stiamo arrivando al nocciolo della questione elettrica: la transizione sarà molto crudele anche se per adesso tanti governanti non se ne stanno rendendo conto. I sindacati e le varie associazioni di categoria lo stanno denunciando da anni: in Italia sono a rischio almeno 70 mila posti, un’intera città di media grandezza. Ma la questione ambientale, anche in questi giorni di accesa battaglia elettorale, viene sempre prima del lavoro, fa più effetto, piace di più ai giovani che sono già rassegnati a non trovarlo il lavoro. Il tema è invece centrale per quanto scomodo, si tratta di scegliere da che parte stare ed è una questione estremamente seria che potrebbe in fretta rivelarsi drammatica. Perché non la si affronta invece che far finta che il problema non sia a un passo dal materializzarsi? Oggi ha cominciato la Ford che è lontana, dall’altra parte dell’oceano, ma chi crede che non sia un nostro problema si sbaglia di grosso anche perché noi non abbiamo nemmeno più un costruttore nazionale, e fare carne da macello qui sarà meno doloroso che da altre parti.