Doveva essere un'opportunità rilassante pensata da tempo. Tre giorni in giro per il Belpaese fuori dai grandi centri e sempre alla larga dalle principali vie di comunicazione, a caccia di eremi, castelli, pievi e piccoli paesi ormai abbandonati da tutto ma non dal loro passato. Si è rivelato invece uno stress continuo capace di rovinarmi il piacere dei segreti da scoprire.

Succede se si attraversano piccoli comuni, paesi e paesini in zone che non si conoscono. Non credo di esagerare se dico di aver incrociato non meno di un centinaio di autovelox di tutti i tipi, e diversi dei quali non più in funzione ma debitamente segnalati. Un’agonia per chi è al volante e vuole rispettare i limiti perché capiterà a tutti di affrontare il passaggio davanti ai totem con un po’ di apprensione perché è un attimo sforare. Capita allora di mettersi sotto i 30, sotto i 50 o sotto i 70 ma ben attenti a quando sbuca il rilevatore di velocità per operare un immediato controllo di sicurezza sul display dell’auto.

Mille occhi quindi e attenzione assoluta al bordo strada mentre i compagni di viaggio si sperticano in meraviglie sul paesaggio, sulle curiosità e sui dintorni.  Più di 200 chilometri al giorno su strade urbane , comunali o al massimo provinciali  sembrano un campo minato (provare per credere) con un rischio venale, altissimo, per il portafogli.

È ovvio che ogni comune o frazione si preoccupi di chi circola per tenere la velocità sotto controllo (e anche spesso per fare cassa, ma non è una novità), solo che per chi vive sul posto, magari dopo essersi scottato, memorizzare ogni postazione è naturale. Ma per chi è “straniero”, e di abitati ne incrocia di continuo se non sceglie di viaggiare sulle arterie a traffico veloce, è un’esperienza che non consiglio a nessuno. Una faticaccia assoluta da cui mi auguro di essere uscito indenne perché ho prestato sempre la massima attenzione, ma che non si venga più a parlare del piacere di godersi la nostra bella Italia nei suoi angoli meno conosciuti per coglierne gli aspetti più intimi. Fatelo sì, perché il contesto lo merita, ma da passeggeri, lasciando a un altro malcapitato il compito di tenere il volante in mano.