Dopo i proclami è scattata la paura. Prima Confindustria, poi l’ANFIA, quindi varie categorie e adesso è la volta dei politici con tra questi il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini che, in difesa della Motor Valley, ha gridato aiuto contro il divieto di produrre vetture non elettriche a partire dal 2035. Chiede di fare un’eccezione per le supercar. Ma non è il solo.

È stato spettacolare e molto di tendenza l’annuncio che anche in Italia ci sarà lo stop alle auto con i motori endotermici, ma subito dopo sono iniziate le perplessità perché il traguardo è dietro l’angolo e niente pare programmato perché la transizione avvenga senza essere travolta da un mare di problemi.

Bonaccini ha gridato forte perché la sua terra è un concentrato di magia motoristica, quasi un bene mondiale da proteggere, e subito gli sono andati dietro diversi parlamentari, soprattutto di area PD, annegando comunque i dubbi in un mare di distinguo per non sembrare contro l'ambiente.

Il tema qua dentro è noto a tutti: un conto è fare proclami e un altro e provvedere alle infrastrutture, soprattutto immaginare per tempo come ricollocare tutte le maestranze che resteranno senza lavoro (20 mila nella sola Motor Valley, ma si parla di 70 mila in Italia) con un problema sociale quasi irrisolvibile. Non ci vuole uno scienziato per fare un parallelo tra il dramma generato dall’Ilva a Taranto dove in ballo ci sono quasi 3 mila operai oggi divisi tra la cassa integrazione e quelli in amministrazione straordinaria e quello che potrebbe succedere quando si dovranno fare i conti con numeri oltre 20 volte più grandi.

Le piazzole di ricarica oltre che poche sono anche infelici e quasi mai protette dalle intemperie

La rete delle colonnine di ricarica è la prima cosa che viene in mente perché il ritardo è sotto gli occhi di tutti. Ce ne sono ancora poche e spesso sono già antiquate, con bassa carica disponibile e davvero ostili perché senza tettoie e in aree anguste. Ma anche immaginando che si arrivi in tempo a sistemarne un paio ogni 100 metri di strada ci vuole poi la corrente per alimentarle, quella corrente che dovrà arrivare in quantità nelle piccole case ma anche nei grandi condomini. Inoltre bisognerà far convivere il nuovo con il vecchio perché le aree di servizio tradizionali non potranno scomparire essendoci per strada un parco auto di auto “cattive” che in Italia supererà i 40 milioni di mezzi e che nel mondo saranno a quella data oltre due miliardi.

La buona volontà è evidente ma la sensazione è che si arrivi sempre a capire il problema dopo che si sono fatti gli annunci. Torneremo al nucleare? Compreremo l’energia dai paesi confinanti? Ci faremo strozzare? Andremo tutti in bicicletta? Prenderanno i ragazzi il treno per tornare a casa dopo la discoteca quando ormai non c’è più un treno che si muove da una stazione dopo la mezzanotte?

L’impressione è che i politici siano sempre pronti ad affacciarsi al balcone per annunciare che è stata cancellata la povertà, salvo poi capire la portata maldestra di una dichiarazione tanto infelice quanto presuntuosa.

Adesso cominciano ad affiorare i dubbi, tante categorie sono già insorte e tante altre lo faranno nei mesi e poi negli anni a venire. La Motor Valley probabilmente verrà accontentata perché succede spesso quando si ha a che fare con opere d’arte, ma la componentistica che fine farà? E quanto pagheremo la corrente quando scarseggerà e dovremo elemosinarla?

Il mio amico e bravo collega Francesco Forni, grande studioso di storia, mi ha fatto notare che da sempre tutti i cambiamenti epocali sono stati preceduti dalla sperimentazione militare. Le guerre e i controlli del territorio hanno sempre anticipato le innovazioni tecnologiche, ma l’elettrico non è stato esplorato mai. «Se fosse una soluzione – chiarisce con convinzione – l’avrebbero già testato. Invece non lo hanno mai fatto, e ci sarà un perché.»

Mi aspetto anni di rivolte, adesso appena accennate e via via più preoccupanti a mano a mano che ci si avvicinerà alla data del 2035 quando le deroghe saranno molte di più di quanto ogni politico oggi arrivi mai ad immaginare.