Evviva! La soluzione ai problemi della mobilità pubblica non più praticabile per via dei contatti ravvicinati l’hanno trovata i nostri amministratori proponendo l’uso generalizzato di monopattini e biciclette. Quindi va bene tutto pur di boicottare l’automobile che è invece, non fosse che per motivi di salute degli occupanti, l’unica soluzione immediata, praticabile, e inevitabile.

L’estate si avvicina e mi immagino chi dall’estrema periferia deve attraversare la città per raggiungere un posto in ufficio oppure in un negozio. In che stato ci arriverà? Lasciando perdere la fatica del mulinare le gambe, che potrebbe essere ridotta con una bici con la pedalata assistita, basta da solo l’astro nel cielo a cuocere il poveretto. E se quando arriva non potrà usare uno spogliatoio per cambiarsi e lavarsi (gli spogliatoi sono sconsigliati quando addirittura non vietati dalle nuove regole, e andrebbero sanificati dopo ogni uso…) accoglierà i clienti in negozio tutto sudato oppure sudata? In ufficio invece ammorberà l’aria con il suo profumo, soprattutto se verrà vietato, come qualcuno vorrebbe, l’uso dei condizionatori?

E se pioverà? Succede anche d’estate che all’improvviso si materializzi il classico acquazzone, quindi immagino che ognuno dovrà avere sul posto di lavoro un abito di ricambio, possibilmente sempre pulito. E se si parla di orario di lavoro, quanto tempo in anticipo dovrà arrivare uno per potersi lavare/cambiare prima di timbrare il cartellino?

Poi ci sono i monopattini, che ai rischi di cui sopra aggiungono che per molti potenziali utilizzatori il loro uso è abbastanza complicato e quel che più conta persino pericoloso. Di gente poco agile in giro ce n’è tanta, e non soltanto vecchia, così come c’è chi si sente poco sicuro all’idea di lanciarsi su quelle due ruotine sui marciapiedi quasi sempre malmessi delle città italiane.

Vogliamo aggiungere ai mezzi ecologici consigliati anche gli skateboard? Già che ci siamo facciamolo pure: tutto va bene purché non si parli di vetture, non importa come mosse.

Diciamolo allora: i vari politici che si sono fatti fotografare sorridenti a cavallo delle loro biciclette nei vialetti delle città con codazzo di assessori al seguito ricordano le signore bene che alle 11 di mattina si fanno vedere in centro viaggiando a passo di lumaca in sella alle loro due ruote olandesi che costano un patrimonio. Percorrono pochissimi chilometri senza ansia e senza necessità. Come sono brave! Ma se dovessero alle 7,45 scaricare il bebè all’asilo nido, la figlioletta alla scuola elementare alle 8 e entro le 20:15 il terzo figlio alle medie, essendo chiaro che in città gli istituti non sono mai nello stesso quartiere, le vorrei vedere. Anche perché poi dovrebbero presentarsi in orario in ufficio o in fabbrica.

Ma sì, riempiamoci sempre la bocca con proposte ad effetto e comunque impraticabili. Disegniamo per terra piste ciclabili senza protezione alcuna e lungo centinaia di chilometri strozzando il traffico. Sarà una bella spazzolata alla coscienza, e l’ennesimo colpo ad effetto che non produrrà benefici, ma soltanto complicazioni. Come quello della sindaca Raggi che a Roma ha fermato mesi fa tutte le auto, anche quelle più nuove (e appena comperate) perché così faceva scendere le polveri sottili, salvo scoprire che dopo due mesi di stop da Coronavirus e persino con tante caldaie già spente il PM10 è superiore in ogni angolo della capitale a quello di marzo 2016 (anno più simile al 2020 dal punto di vista meteorologico) e che in giorni recenti è stato quasi doppio di quello degli anni precedenti. Ovviamente questo non è un parere personale, ma lo ha attestato lo studio (datato 16 aprile, per la durata di più di un mese in pieno lockdown) della sezione laziale dell’Arpa.