Quanto sono lunghi 4 anni? Credetemi voleranno. E questo è l’intervallo temporale che ci separa dalla prima Ferrari full electric, sicuramente una bomba sul piano delle prestazioni, ma anche una vera rivoluzione, forse ancora più grande della Ferrari SUV che arriverà l’anno prossimo e di cui tre anni fa si vagheggiava a rischio blasfemia.

Quando il 2 novembre (il giorno dei morti, sarà un caso) il nuovo Amministratore delegato del Cavallino Benedetto Vigna ha confermato, con una enfasi che a noi vecchi fan della Rossa ha stupito non poco, che la prima auto elettrica della Ferrari sarà presentata nel 2025, il mondo degli appassionati si è diviso tra i più che ci sono rimasti di sasso e i rimanenti che si sono chiesti come mai così tardi.

Il futuro bolide avrà la sua birra alla spina, ma paradossalmente saprà un po’ di sconfitta. Come già più volte è successo, a Maranello sono andati al traino della concorrenza. Ormai nel mondo delle supercar le elettriche sportive spuntano come funghi e a due passi da Modena i cinesi della FAW minacciano molto più di quanto si creda. La Rimac con la Bugatti ha rotto gli indugi, la Porsche ha aperto a suo modo la strada per via dei numeri, e in Ferrari non potevano restare alla finestra.

Ricordo una mia intervista all’avvocato Montezemolo su Quattroruote a inizio 2014. Durante la chiacchierata si fece scappare che non vedeva nulla di strano in una possibile Ferrari a quattro porte. Lo riportai, e ricordo la disperazione del responsabile della comunicazione, Stefano Lai, che mi accusava di essermi inventato tutto e temeva una tremenda lavata di testa da parte del suo capo. Che non ci fu, ovviamente, perché me lo aveva detto lui, seppur tra i denti. Non credo, anzi ne sono sicuro, che pensassero già alla SUV Purosangue che vedremo l’anno prossimo, ma a una berlina sportiva un più alta da terra, questo sì. «Perché il nostro cliente invecchia e vuole stare più comodo a bordo» si fece scappare. Era una visione che aveva un suo senso, però dietro c’era una chiara paura di avere coraggio.

Ci sono volute le SUV di Lamborghini e Bentley a dare la spinta decisiva: visti i loro numeri è scattato l’inseguimento, di fatto molto tardivo perché poi anche altri player del lusso si sono buttati sul segmento che da anni va per la maggiore. Ed è così con l’auto elettrica che indigna i puristi ma solletica gli ingegneri e tranquillizza i manager sempre impauriti di perdere il treno. E nella bella intervista di Fabio Sciarra a Horacio Pagani apparsa di recente sul sito di Quattroruote, il geniale argentino ha espresso questo concetto: «In realtà dal 2018 stiamo lavorando a un modello 100% elettrico. Nessuno ce l’ha chiesto, ma siamo già partiti con il progetto. In questi tre anni abbiamo continuato a incontrare clienti e dealer, e non ce n’è stato uno che mi abbia detto: "Se lo fai lo compro".» Eppure lui si è messo avanti col lavoro perché "sente" che deve farlo, sa che se si dovesse decidere quando i bolidi elettrici della concorrenza avranno successo sarà troppo tardi, avrà perso il treno.

Mancano quattro anni alla Ferrari elettrica, quella che nemmeno il vecchio Drake, uno che a 70 anni dichiarava che stava cominciando a immaginare il suo futuro, avrebbe mai lontanamente previsto. Un tempo che sembra eterno e che invece dura un nulla, ma che è pieno di suspense perché, per dirla con Che Guevara, «In una rivoluzione si vince o si muore.» Eppure l’impressione del vostro vecchio cronista è che i costruttori adesso non puntino tanto a vincere, quanto a non morire.