Uno dei cambiamenti che stanno segnando il mercato dell’auto nel nuovo millennio è l’infedeltà sempre più pronunciata degli automobilisti, quelli che un tempo si attaccavano a una marca anche per tutta la vita e che invece adesso non hanno la minima esitazione nel passare da un brand all’altro.

L’offerta sempre più ricca di modelli in concorrenza combinata con la comunicazione sempre più completa dei costruttori sui punti forza dei loro prodotti fanno sì che l’informazione sia estremamente completa e capace di convincere riguardo i vantaggi di una scelta piuttosto che di un’altra. Il risultato è che ci sono marche che contavano tradizionalmente su una fidelizzazione solidissima (la Ford negli ultimi tre decenni del secolo scorso era arrivata all’incredibile soglia del 70%) mentre adesso devono conquistarsi giorno dopo giorno il cliente con l’ansia di non dover proporre necessariamente il prodotto migliore bensì quello che ha in dotazione ciò che è più attrattivo al momento.

Questo cambiamento epocale ha messo in crisi i rivenditori che un tempo ben sapevano che cosa cercava chi entrava nel loro autosalone e costringe i progettisti, più che a pensare al meglio, a rispettare i dettami dei responsabili delle vendite che impongono quello che la clientela si presume pretenderà al momento della scelta del nuovo veicolo da acquistare.

È sempre stato così? Assolutamente no. Anzi spesso avveniva il contrario: marche coraggiose aprivano la strada con vetture che all’inizio erano accolte con un certo scetticismo salvo poi essere capite ed apprezzate diventando in fretta addirittura delle icone da venerare. La prima Alfa Romeo Giulia con la sua coda tronca fu uno shock (e la riuscita pubblicità “Disegnata dal vento” fu di grande aiuto), la prima Renault Scenic poi capace di aprire la strada alle monovolume compatte, la Mini di Issigonis con la sua trazione anteriore (e mille altre trovate controcorrente, va aggiunto) e via così, in un tempo in cui la voglia di anticipare nuovi modi d’intendere l’automobile era la prima prerogativa.

Oggi, quindi, si potrebbe pensare a una fidelizzazione maggiore visto che le nuove norme imposte dai vari crash-test - compreso quello anti-pedone cheproduce frontali tutti uguali - e quelle che obbligano la riduzione dei consumi per la protezione dell'ambiente, danno vita a forme molto simili e a prodotti con una resa su strada pressoché identica nella stessa classe di appartenenza.

Invece no. Perché appunto l’informazione sempre più diffusa esalta le micro differenze soprattutto sui prodotti di grandi numeri (il prezzo, il noleggio, il finanziamento, il chilometro in più di percorrenza, i litri del bagagliaio…) permettendo confronti che un tempo erano solo bagaglio dei veri appassionati, primi fra tutti quelli che un tempo comperavano Quattroruote trovando soltanto in quelle pagine i ragguagli utili per saperne di più.

Nell’ultimo decennio, poi, è arrivato il mondo nuovo, l’infotainment che ha davvero portato scompiglio. Già nel 2015 uno studio della McKinsey su base europea sentenziò che addirittura il 37% dei proprietari di automobili era disposto a cambiare marca per un’altra se quest’ultima fosse sta in grado di offrirgli l’accesso alle app, ai dati e ai vari media. Sottolineando che nel primo mercato mondiale, la Cina, la percentuale addirittura saliva al 60%.

Già, anche se dentro questo blog di fedelissimi la cosa irrita molto, non sono più le prestazioni, il confort, il prezzo, l’estetica a invogliare all’acquisto, piuttosto lo sono il wi-fi a bordo e la possibilità di connettere il telefonino di ogni passeggero in contemporanea, oppure godersi Spotify, Google Maps o Waze.

I tempi dei lancisti contro gli alfisti (un po’ come i fan di Bartali contro quelli di Coppi), gente che per tutta la vita mai avrebbe  fatto il salto del fosso, non ci sono più. Questo spiega anche la preoccupazione dei concessionari che quando vedono entrare uno, oppure una famiglia, subito tremano all’idea: che cosa mai mi verrà chiesto adesso? Ben sapendo che se non potrà offrire quello che pretendono, entreranno subito dal concorrente più vicino.