Da sempre la F1 ha indicato il futuro all’industria automobilistica. E anche adesso c’è un progetto che potrebbe rivoluzionare gli scenari prossimi venturi: mantenere i motori endotermici ma muoverli con un propellente pulito a tutto vantaggio dell’ambiente. Ecco com'è il piano di Stefano Domenicali che potrebbe girare la storia.

L’idea è eccitante e piacerà molto ai detrattori dell’auto elettrica, quelli che nell’assenza del rumore, nel timore di una rete di ricarica non all’altezza delle aspettative in caso di grande diffusione dei veicoli alla spina, nei costi sempre troppo alti e nella paura dello smaltimento delle batterie, vedono di cattivo occhio il domani delle quattro ruote.

Dunque, dove vuole andare a parare la F1 nei prossimi anni? Questi sono i propositi della Commissione F1: al primo posto c’è la sostenibilità ambientale che dovrà dipendere da un carburante a inquinamento zero, inoltre i motori dovranno essere potenti, dovranno costare di meno e invitare così molti costruttori ad entrare in gioco.

La strada che si vuole battere è quella di un propulsore ibrido semplice (addio al turbo e alla MGU-H), un aspirato di 8 cilindri a V di tre litri e mezzo capace di 1000 cavalli di potenza come gli attuali. Un motore con lo stesso rombo di un tempo e la possibilità di girare a 18 mila giri per la gioia di quegli appassionati che si sono sentiti traditi negli ultimi anni. I costi sarebbero un quinto di oggi e questo invoglierà altre Case ad entrare. Ma la vera novità verrà dal combustibile che sarà l’idrogeno, la vera alternativa all’elettrico puro. La F1, quindi, potrebbe diventare il manifesto dell’automotive che difende quel propulsore endotermico che, altrimenti, sarebbe condannato a morte.

Perché la F1 potrebbe essere la chiave di una svolta epocale? Perché si sa che nelle competizioni i tempi di progetto e sviluppo si accorciano incredibilmente ed è quello che tutti i costruttori invidiano al Circus. L’uso dell’idrogeno approfitterebbe di una vetrina mondiale e aprirebbe una vera alternativa alla transizione in atto verso il full-electric che si rivela ogni giorno più complessa, costosa e difficile.

Con i motori tradizionali, ma comunque “puliti”, tirerebbero un sospiro di sollievo anche tutte quelle maestranze oggi a rischio di perdere il lavoro, sia nell’industria automobilistica che nell’indotto, mentre gli investimenti delle Case nella ricerca potrebbero orientarsi verso motori innovativi a basso costo.

La squadra di tecnici e addetti ai lavori comandata da Stefano Domenicali, il nuovo Bernie Ecclestone della F1, è al lavoro a testa bassa per affinare tutto, approfittando soprattutto del congelamento degli attuali motori. E si sa che niente viaggia veloce come nella massima Formula. Ricorderete, per stare in tempi recenti, la velocità con cui John Barnard affinò il rivoluzionario cambio elettrattuato con comandi al volante di cui tutti diffidavano e che invece oggi è presente su quasi tutte le auto, i progressi fatti sulla sicurezza, l’adozione del carbonio nelle scocche, i comandi senza fili, l’evoluzione esasperata dell’ibrido con consumi ridotti al minimo in rapporto alle prestazioni. La storia è lunga e felice: chissà che l’ultima intenzione non apra davvero orizzonti davvero rivoluzionari e amici dell’ambiente.