Il colpo di fulmine, l’amore a prima vista, capita anche nel mondo dell’auto e può succedere persino a uno come il sottoscritto che nel corso dei tanti anni di vetture nuove ne ha viste a bocca desidera. Mi è successo adesso con la “Honda e.” (le virgolette sono una necessità per non complicare la lettura) in versione definitiva, pronta per arrivare sui mercati a partire dalla prossima estate.

Non parlerei di bellezza, campo nel quale è sempre scivoloso entrare, ma piuttosto di simpatia, di proporzioni, di un gusto sanamente retrò che la rendono fuori dal panorama abituale. È elettrica, segmento in rampa di lancio per quanto con problemi di diffusione certificati dai bassi numeri di vendita, ha misure furbe per un uso cittadino (non troppo piccola, non troppo grande), buone prestazioni e una faccia che spinge al buonumore.

Però? Sì, c’è un però. Ha un costo piuttosto elevato che i listini adesso ufficiali testimoniano senza troppi giri di parole. Ho parlato con un mio vecchio amico ora in Honda Europa e mi ha confermato che è stata durissima anche arrivare a questi livelli, visto che la logica avrebbe preteso un minimo di ricarico che qui nemmeno ci sarebbe.

La “Honda e.” è sfiziosa, fuori e dentro, tecnologica quanto basta per entusiasmare, e pure divertente da guidare (lo ha scritto Marco Perucca Orfei, il direttore del Centro prove di Quattroruote e di lui mi fido sempre ciecamente), con due versioni che partono rispettivamente  da 35.500 euro per arrivare a € 38.500 per l’allestimento Advance dotato di un motore da 154 CV.

Sicuramente per chi ha un portafoglio gonfio può diventare la seconda auto perfetta, ma per un utente medio non può sostituire la prima auto (alla stessa cifra si possono trovare vetture più grandi e per un uso più ampio) e difficilmente può rientrare come auto piccola da città (costa almeno due volte di più un modello paragonabile con motorizzazione classica).

Mannaggia. Perché io me la sarei davvero presa pur con i problemi, assolutamente personali, di usare un posto auto in un garage in centro città dove di prese di carica non se ne parla e chissà quando mai se ne parlerà.  Così invidio quelli che se la potranno permettere. Tanti, mi auguro, perché la vettura lo merita proprio.