Alla base della scelta del tipo di automobile da comperare c’è da sempre un elemento discriminante che negli anni ha fatto la fortuna o la sfortuna di precise tipologie di vetture.Dagli anni del boom economico in poi, fino a quegli 80 che hanno visto l’esplosione del fenomeno etichettato come “yuppismo”,  a comandare è sempre stato il portafoglio. Chi entrava in concessionaria, oppure all’epoca soprattutto in commissionaria come si chiamavano al tempo tante organizzazioni di vendita di auto, di solito aveva poca scelta: era il gruzzolo del potenziale cliente che scremava le offerte. Utilitarie, berline e poi sportive erano le sole offerte possibil in un crescere di disponibilità.

Nei venti anni successivi, fino alla metà del primo decennio 2000, a dettare legge in famiglia sono state invece le esigenze. Crescendo l’offerta di tipologie di vettura in una stessa fascia di prezzo, finiva che anche chi sognava una bella coupé, o una piccola bombetta magari con turbo che aggiungeva pepe, per non parlare di una fascinosa spider, finiva per acquistare un’auto a due o tre volumi se la stessa doveva poi servire per trasportare più persone dello stesso nucleo famigliare. In particolare abbiamo vissuto il boom delle vetture station wagon che in molti casi finivano per tenere insieme molte qualità: una buona tenuta di strada che significava anche un discreto piacere di guida, la possibilità di avere a bordo tre o quattro passeggeri e un bagagliaio molto capiente, perfetto con l’abbattimento dello schienale per chi durante la settimana dove usare il mezzo per motivi di lavoro, agenti di commercio in particolare.

Ma proprio per tener conto delle esigenze sempre crescenti, hanno trovato largo consenso anche le MPV, quelle vetture monovolume con perfino 7 posti, che a scapito di un po’ di piacere di guida in meno assicuravano comunque una flessibilità in più. Questo spiega il successo in particolare di tre gamme: su tutte le monovolume e le station wagon con la terza grossa fetta riservata alle due volumi a cavallo dei 4 metri di lunghezza, con berline, coupé e spider avviate a un declino sempre più evidente.

Pareva tutto cristallizzato per sempre, se non che, nel nuovo millennio, sono diventati protagonisti nuovi stili di vita legati per esempio a una visione del mondo più salutistica. Lo sport come panacea di tutti i mali, quindi. Da qui il bisogno di caricare sull’auto tutto quello di più ingombrante uno potesse immaginarsi. Le biciclette per esempio, oppure la tavola da surf, oppure ancora le sacche da golf. Esempi di cose che su una vettura tradizionale in qualche maniera avrebbero anche potuto entrarci, ma non sommate ai bagagli al seguito. Già, perché se io voglio andare in vacanza non posso rinunciare ai vestiti, ma nemmeno alla mia attrezzatura. Anzi, prima l’attrezzatura e poi il resto.

Le vetture alte sono diventate allora  il compromesso quasi naturale per mettere d’accordo tutti in casa, ed è proprio quello che molti rivenditori sottolineano puntualmente con questa sintesi: a parità di spesa (o anche con un piccolo sacrificio in più) quasi tutti quelli che entrano in concessionaria finiscono per scegliere una crossover, un’auto a due ruote motrici - perché consuma meno - ma con il vestito di una SUV. Spesso è una scelta rassegnata, conseguenza di quello a cui non si vuole più rinunciare: il proprio stile di vita. E tra gli stili di vita non c’è più il tipo di automobile, con quello che può dare indietro come soddisfazione estetica o come adrenalina al volante, bensì quello che ci può andare dentro o, alla peggio, anche agganciato fuori, come il portabiciclette se  mai il veicolo avesse dimensioni più contenute.