Un paio di sabati fa ad Anagni c’era una Alfa Romeo Tonale con targa di cartone (ci sono ancora?) che si era fermata in cerca di parcheggio, e in un istante si è formato un capannello di curiosi a guardarla. È incredibile l’interesse che suscitano sempre le auto del biscione al di là di quelli che sono poi i dati di vendita.

Era di un blu chiaro metallizzato e si era fermata proprio vicino alla porta d’ingresso alla città vecchia e l’assalto della gente che passeggiava lì intorno è stato sorprendente. Ero in compagnia di due vecchi amici che hanno passato una vita nel campo delle auto, uno a lungo direttore vendite di Porsche Italia e l’altro proprietario di una fonderia che produce pezzi speciali per la stessa Porsche ma anche per Ferrari e Ducati. Ovviamente tutti e tre siamo rimasti  particolarmente sorpresi da quella eccitazione collettiva che non era per niente casuale.

Ci siamo quindi domandati se sarebbe successa la stessa cosa con modelli di altri costruttori e siamo arrivati alla conclusione che no, non sarebbe mai successo.

È evidente che il marchio Alfa possiede ancora, e verrebbe da dire nonostante tutto, un fascino unico sulla gente, figlio di radici lontane  che ci portiamo dentro magari senza nemmeno sapere bene perché. Il passato di storia e gloria è dimenticato da un pezzo, però il brand resta appiccicato addosso e si trasferisce di padre in figlio.

Da mezzo secolo le Alfa Romeo sono vetture che faticano a imporsi sul mercato con poche eccezioni, la 164, la 156, di sicuro l’ultima Giulia oppure la Stelvio tanto che la frase «Le Alfa sono come la bella Cecilia: tutti le vogliono e nessuno le piglia» ha tenuto banco tra gli addetti ai lavori.

Però il fascino resiste ed è stato piacevolmente sorprendente vedere tanto interesse attorno alla Tonale, oltretutto in un periodo dove l’auto non vive i suoi tempi migliori.