Si lamenta un venditore di una concessionaria leader: «Noi non vendiamo un cavolo e le Case fanno utili come mai prima!». Non sono parole senza senso, perché in barba a un mercato che soffre, praticamente tutti i costruttori hanno chiuso il 2021 con bilanci da favola. Vediamo perché.

I numeri. Leggere i numeri non è sempre così scontato. Quelli legati alla produzione e alle vendite delle automobili sono, con rare eccezioni e tutte concentrate sul superlusso, in crollo verticale. Nelle rivendite non ci sono modelli disponibili e le attese per i pochi che vanno a cercarli sono esagerate. Un disastro quindi, senza mezze misure. In Italia bisogna ritornare ai primi anni 70 quando però il mercato cresceva mese dopo mese.

Utili. I numeri legati ai fatturati e agli utili sono invece strepitosi inquadrando un 2021 tra gli anni record, in alcuni casi come mai prima. Persino la Renault che veniva da un momento difficile ha sistemato i suoi conti tornando all’attivo per 967 milioni di Euro. Non parliamo di Stellantis che ha fatturato 152 miliardi con un utile netto di 13,4 che ha significato anche un premio straordinario ai dipendenti che si sono trovato in busta paga 450 euro in più. Hanno fatto bene anche Bmw, con un utile netto di 12,463 miliardi (in crescita del 223%) contro i 3,857 dell’anno prima, e ha fatto pure numeri ottimi la Mercedes vantando 23,4 miliardi contro i 4 dell’anno prima, e pure il Gruppo Volkwagen che a fronte di una perdita di 600 mila vetture ha visto crescere il suo fatturato del 12,5% e l’utile operativo dell’88,8%. Incredibile no? Il fatturato aumenta di poco e l’utile di tanto.

Perché? Dunque ci sta di non capire, ma ci sono tante ragioni perché questo sia successo. Per cominciare noi sappiamo della scarsa disponibilità di prodotto, frutto di una combinazione di problemi senza precedenti (rincaro delle materie prime, difficoltà logistiche, carenze di semiconduttori e componentistica e via discorrendo), un problema in apparenza enorme ma che in realtà ha sistemato molte cose a cominciare dai piazzali pieni che sono stati svuotati e dai tanti stabilimenti che lavoravano a singhiozzo che sono stati temporaneamente chiusi con i vari Stati che sono intervenuti con le casse integrazione per i dipendenti.

Auto più care. In parallelo il conto economico sta beneficiando delle contromisure adottate negli ultimi mesi: le Case stanno concentrando tutte le attenzioni su modelli di fascia alta o elettrificati dove la redditività sta raggiungendo livelli record. In sintesi, si vende meno ma si guadagna di più e non c’è niente da smaltire (le auto ferme invecchiano e sono un costo esagerato). Ormai il futuro è segnato, tanto che chi più chi meno, tutti i costruttori aggiornano le loro strategie abbandonando l’ansia delle quote di mercato con una concorrenza che arrivava alla guerra per gli ultimi 50 Euro di sconto, ma pensano soltanto a modelli di fascia sempre più alta o comunque più ricca. L’orizzonte vede la fuga generalizzata dai modelli più popolari e più economici a favore di auto più grandi, più potenti, più accessoriate e dal prezzo non necessariamente accessibile. Poi ci sarebbero gli utili dalle auto elettriche pure, ma qui le prospettive sono per adesso deludenti con l’Europa che non tira più: 128.800 vetture a zero emissioni consegnate nella prima metà di quest’anno, 128.100 nell’analoga finestra temporale un anno fa: uguale +0,6%. Se poi prendiamo in esame il secondo trimestre, scopriamo che sul mercato continentale le vendite sono addirittura diminuite del 16,5%. Un disastro per un mondo che si eccitava fino a un anno fa annunciando progressi del 200 o 300% anche se in rapporto a numeri risibili.

Futuro. Ecco il 2022 minaccia di presentare numeri ben differenti proprio perché molti costruttori avevano messo in preventivo incrementi importanti dalle auto alla spina che invece balbettano in barba ai tanti modelli nuovi che si affacciano in continuazione. Un problema che ancora troppi non vogliono vedere anche se la cacciata di Diess dal vertice del Gruppo Volkswagen per far posto a Blume che arriva da Porsche, e che è meno elettro-fanatico, dovrebbe far aprire gli occhi.