Che cosa insegna il pazzesco boom della DR che oggi vende la metà di Ford o BMW mentre soltanto un anno fa accadeva otto volte di meno? Il successo delle vetture di Macchia d’Isernia sta prendendo in contropiede un mercato in crollo verticale e ci fa capire che cosa succederà nei prossimi anni quando i cinesi ci invaderanno con le loro elettriche basiche e a basso prezzo.

I numeri fanno impressione: in giugno la DR ha fatto segnare il +185% rispetto al giugno di un anno fa e nei primi sei mesi dell’anno il +168%, straordinario. Dietro rincorrono marche che un tempo veleggiavano alte e facevano riferimento e la lista è lunghissima: Mini, Seat, Volvo, Alfa Romeo, Mazda, Honda, Land Rover, Porsche, DS e tante altre ancora…

La ragione è abbastanza chiara perché la gamma adesso è robusta, con proposte per molti gusti, e il prezzo calamita l’attenzione. In un mercato dove i listini, trainati dai costi all’acquisto delle vetture elettriche, sono saliti alle stelle tanto tutti i costruttori li hanno alzati senza ritegno perché le auto tradizionali costano comunque poco rispetto alle vetture alla spina che dovrebbero essere il futuro imposto dai Governi, succede che anche le utilitarie diventano inaccessibili. Prendete la Panda di primo accesso che dieci anni fa si trovava a listino a 10 mila euro adesso è salita a 15 mila, con l’aggravante che dieci anni fa c’erano sconti a bocca desidera mentre adesso questa politica è stata azzerata.

Non ci vuole una memoria da elefante per ricordare l’accoglienza che il mercato assicurò alla imponente Freemont della Fiat, versione ricarrozzata della Journey Chrysler. Era una vettura 7 posti, grande, grossa, comoda e veniva presentata nel 2011 a partire da 23.600 euro, per forza ebbe successo. Anche la Fiat Tipo al suo lancio bucò l’immaginario collettivo perché si presentava gradevole, comoda, grande, 5 porte a soli 12.750 euro. Guardate oggi che cosa trovate in giro a quel prezzo… Accadeva appena sei anni fa, mica una vita fa, e nel contempo non è che i salari sono aumentati.

Oggi le DR richiamano quel concetto: vetture che si presentano bene, che in giro si confondono con la maggioranza delle proposte estetiche nel loro segmento di riferimento, ma costano tanto di meno. E la gente che deve arrivare a fine mese ci bada eccome. Da qui l’inevitabile successo che promette di continuare anche nei prossimi mesi fino ad arrivare dove non si sa.

Questo ci deve far capire quello che succederà negli anni a venire quando l’imposizione forzata delle auto elettriche, i cui prezzi non caleranno troppo (meglio non farsi esagerate illusioni), vedrà un fiorire di oggetti di pseudo lusso pressoché inarrivabili, con la massa che allora troverà sfogo nell’arrivo di proposte cinesi queste sì con listini accettabili. Il mercato della Grande Muraglia già oggi è fitto di vetture a batteria che costano poco e quando si decideranno ad esportarle, dopo anni di esperienza in loco, lo faranno con listini aggressivi. Saranno vetture di bassa qualità, di scarse prestazioni e con una sicurezza molto elementare ma saranno alla portata di tante tasche altrimenti escluse dalla mobilità privata. I grandi marchi diventeranno di nicchia e noi regaleremo un secolo e passa di storia e di gloria ai nuovi invasori. Come la chiama Grillo? La decrescita felice. Eccola alle porte.