Oggi riconoscere il tipo di auto in arrivo soltanto dal suo rumore, fatte poche eccezioni ed escludendo ovviamente tutte quelle elettriche, è praticamente impossibile. Appartengono a un passato sempre più lontano i ricordi dei rombi delle Alfa Romeo, del bicilindrico delle 500 e così via. Vi manca tutto questo?

Me ne sono reso conto qualche giorno fa a casa di un conoscente che abita in una villetta della prima periferia. Stavamo chiacchierando quando si è sentita una vettura arrivare e poi parcheggiare nel vialetto comune ad altre villette tutte intorno. “È tua moglie?” gli ho chiesto e lui mi ha risposto “Non so, guardo.”

Lì ho realizzato una cosa normale cui però non avevo mai fatto caso, o comunque non ci avevo dato peso: oggi le auto sono tutte silenziose uguali, neppure i motori diesel, se sono caldi, si riescono a distinguere, a meno di non prestarci molta attenzione.

Certo, se ad arrivare era una Ferrari magari uno non saprebbe riconoscere la marca con esattezza, ma di sicuro non la confonderebbe con l’utilitaria della moglie, ma in cento altre situazioni chi è che ha più un orecchio allenato o sufficientemente capace di distinguere una vettura da un’altra?

La guerra all’inquinamento acustico ha fatto progressi incredibili e in assoluto è un bene indiscutibile, tanto è vero che oggi quando si sente una grossa moto accelerare e scalare le marce su prova spesso un senso di fastidio perché è un fatto raro, fuori dal comune. Eppure c’era un tempo che si apprezzavano i mezzi anche per il rumore caratteristico che li distingueva. L’udito era uno dei cinque sensi che veniva allenato, così come l’odorato perché gli oli più prestazionali si apprezzavano subito e i più esperti non sbagliavano mai il lubrificante usato. Ma anche il tatto, perché anche bendati, scorrendo con la mano sulla carrozzeria non ci si poteva sbagliare su che tipo di vettura fosse, e la vista da lontano distingueva chi arrivava perché i colori (e i bicolori) erano spesso differenti senza la marea dei grigi metallizzati a farla da padrone. Vogliamo poi parlare del gusto? Beh, in senso proprio non andrebbe contato perché nessuno assaggiava pezzi di auto, però nel senso estetico bisogna dire che la differenza delle carrozzerie e la loro linea si apprezzava con molta più facilità.

L’omologazione ha vinto sia perché imposta dalla sicurezza, dai consumi o dal gradimento che va per la maggiore, sia perché di osare qualcosa di differente non ha più voglia nessuno, nemmeno i tedeschi che scendevano in Italia con le loro Bmw giallo canarino, arancioni, verde pisello. Piuttosto che uscire dal coro e farsi ammirare si preferisce non correre il rischio di farsi criticare. Tutti mediocri uguali: è più tranquillizzante.

È un passo avanti? Sarà che i ricordo le notti in attesa del passaggio delle auto da rally, e da lontano non solo io, ma tutti quelli a bordo strada, capivano se arrivava una Lancia Stratos dell’University Motors con lo scarico 6 in 1, l’Alfetta turbo dell’Autodelta con il turbo che cinguettava, il borbottio roco dell’otto cilindri e delle Triumph TR7 mentre adesso, anche in gara, i rombi sono sempre gli stessi e bisogna aspettare le vetture per capire chi è che ci sfreccia davanti. 

Insomma:”Era tua moglie?” “No, era una Peugeot di uno che suonava alla casa di fianco.” Già.