Discussione da bar perché è nata proprio al bar di un blasonato sodalizio di auto storiche: quando i cinesi arriveranno in Europa, e sarà prima di quanto si creda, a farne le spese di più saranno i marchi locali oppure giapponesi e coreani?

Al recente Salone dell’Auto di Pechino - quelli occidentali sono tutti saltati da Ginevra in poi: Detroit, Los Angeles, New York, Parigi e San Paolo…-  in un tripudio di novità e di folla, perché da quelle parti il Covid sembra ormai un brutto ricordo e nulla più, si sono viste molte vetture di costruttori locali con un appeal nuovo e aggressivo, tale da lasciar intendere che ormai non si guardi più soltanto al mercato interno.

Il mondo ormai sta andando dove i cinesi vogliono, cioè verso l’elettrificazione, e loro in questo campo sono più avanti di tutti oltre ad avere le materie prime per le batterie grazie alle quali possono controllare la produzione mondiale delle automobili.

Nel Celeste Impero tutto è programmato nei minimi particolari e, a differenza di quanto accade nel mondo occidentale dove tutti i politicanti ragionano sul breve tempo, loro hanno programmazioni lunghe. L’attacco al mondo auto è partito vent’anni fa, prima importando la produzione occidentale ma con il vincolo delle joint venture per poter imparare, copiare e poi fare da soli, quindi individuando l’area più adatta per la grande sfida che dovrà terminare senza fare prigionieri. Dove hanno mirato? Sull’elettrico,  quello che fuori da casa loro non c’era vuoi per via di una cultura secolare votata ai combustibili fossili e vuoi per mancanza  dei materiali indispensabili per operare in autonomia.

Adesso però tutto è pronto, bisogna soltanto decidere quando partirà l’attacco all’industria nemica. La prima idea era stata l’America, in scia a quanto fatto dai giapponesi prima e poi dai coreani, ma adesso i piani stanno cambiando e l’Europa diventa l’obiettivo primario perché da noi la tutela dell’ambiente ha attecchito di più e la riconversione verso l’elettrico è il nuovo mantra di tutti i costruttori.

Si gioca nel loro campo, dunque, e l’orizzonte è radicalmente cambiato da inizio millennio. Con le vetture tradizionali non c’era battaglia, troppo forte l’heritage dell’industria occidentale, ma sul nuovo terreno saremo noi a dover inseguire e sembriamo già in forte ritardo, oltretutto con le aziende a corto di quattrini a confronto di quelli del Dragone.

Quando partirà, sarà un assalto in piena regola fatto di qualità più collaudata e di mezzi economici esagerati. I grandi capi dell’industria europea lo sanno bene e stanno spingendo sulla conversione dei loro veicoli per essere pronti a reggere l’urto o comunque a contenere le perdite, ma la paura è tanta.

Eccoci allora alla domanda iniziale. Perderanno più quote di mercato le aziende del Vecchio Continente oppure giapponesi e coreani che sono sempre in crescita sul mercato? Quello che si mormora negli uffici che contano è che quelli che perderanno, almeno inizialmente, più terreno saranno gli orientali, mentre quelli che soffriranno di più dal punto di vista economico saranno i grandi Gruppi europei che non possono contare su grandi entrate sui mercati emergenti dove invece giapponesi e coreani sono meglio infiltrati (oltre che nel Nord America, è chiaro).

Voi, comunque, come la vedete?