Vista da oltre confine, la guerra in atto tra i costruttori francesi e il sindaco di Parigi, la signora Anne Hidalgo, sembra perfino divertente oltre che al calor bianco. Com’è noto la primadonna della Ville Lumière è un’accanita nemica delle vetture a gasolio. Fosse per lei non circolerebbero più da almeno un anno e farà di tutto perché questo avvenga, almeno nella sua città, il più presto possibile. Per riuscire nel suo intento si è appena rivolta alla Corte di giustizia europea del Lussemburgo per denunciare l’asservimento dei commissari UE alle pressioni dell’industria automobilistica.Le auto diesel riempiono l’aria di polveri sottili – sostiene con vigore e con numeri alla mano – ma chi governa chiude non un occhio, bensì due. Ma io le caccerò fuori da Parigi.Eppure, al di là del suo impegno costante, le auto circolano ancora e non sarà facile sfrattarle. In primo luogo perché sono tante, e soprattutto perché sono in maggioranza vetture francesi comperate dai francesi. Ancora adesso, si badi bene, perché da inizio anno oltre il 50% delle auto vendute da Renault e PSA sono state a nafta: un numero altissimo anche se ben lontano da quel 70% di qualche anno fa.Come si fa a impedire a chi le possiede di usarle? Il tema non è nuovo ma in Francia impazza sui giornali e nelle televisioni. Con schieramenti molto netti e molto pesanti. Il quotidiano Le Monde, tradizionalmente molto vicino agli ambientalisti, ha appena denunciato in prima pagina che lo Stato francese ha nascosto per vent’anni uno studio del centro nazionale della Ricerca Scientifica che sosteneva che le polveri sottili avevano contribuito in larga percentuale ai 40 mila morti di cancro dell’epoca.Dati vecchi, ribattono i costruttori e non più attendibili. Negli ultimi due decenni i progressi sono stati formidabili, e dando per scontato che il tasso zero d’inquinamento non esiste, se si rifacesse la ricerca adesso i risultati sarebbero infinitamente differenti.Insomma, volano gli stracci e le posizioni si radicalizzano sempre più. In mezzo ci sono comunque gli automobilisti che non si rassegnano e che promettono proteste durissime se venisse loro impedito di usare quei mezzi che qualcuno ha messo e continua a mettere regolarmente in vendita. E’ un po’ la storia delle sigarette sui cui pacchetti c’è scritto che fanno male, però le producono, le distribuiscono e le vendono i monopoli di stato.