Inutile negarlo, nessuno ma proprio nessuno può aver dimenticato quella che è stata la sua prima automobile e se ci pensate vi verrà sicuramente da sorridere ripensando alla prima volta. Raccontatelo anche voi, come faccio io adesso, perché resta una tappa chiave della crescita personale. Sarà uno scambio piacevole tra noi appassionati perché ognuno avrà legata anche un’emozione vissuta che è venuto il momento di condividere e dove se non qui, in questo speciale bar virtuale dove l’automobile è sempre al centro di ogni chiacchierata.

La mia fu una Fiat 600 D, quella che al tempo tutti chiamavano 750 perché già aveva il motore vitaminizzato rispetto al 633 cc delle origini. Era una vettura davvero anonima perché era l’auto di famiglia e mio padre aborriva tutti quegli accessori che andavano di moda e che erano di fatto gli unici optional disponibili. Mi riferisco alle varie targhette con San Cristoforo protettore degli automobilisti oppure con “papà non correre”, ai coprivolanti in pelo, ai cani che si mettevano sul lunotto posteriore e col movimento scuotevano la testa. Ma c’erano anche i ganci ferma cofano in gomma, i pupazzetti che pendevano dallo specchietto retrovisore interno, le finte code di tigre che regalava la Esso a chi faceva benzina e “Metteva un tigre nel motore” con quel un al posto di una diventato indimenticabile.

No la mia 600 era bianca candida e non aveva nessun orpello, però io mi godevo il motore posteriore,la  trazione posteriore, la carrozzeria autoportante e le sospensioni a quattro ruote indipendenti:  per noi ragazzi del tempo era una piccola Porsche e mentre la guidavo, spesso sopra le righe perché ero un po’ scavezzacollo, sognavo di avere per le mani una di quelle versioni preparate dall’Abarth: 850 TC, 850 Nürburgring e “1000” che fosse.

Per me fu bolide e alcova (aveva anche i sedili ribaltabili che erano davvero una rarità), l’auto con cui avevo imparato a guidare e anche quella sui cui superai da privatista l’esame della patente a 18 anni appena compiuti.

Due anni dopo arrivò la prima auto tutta mia, una Austin Cooper S verde col tettuccio bianco, i codolini e i cerchi Minilite con la carreggiata allargata grazie a degli spessi distanziali. Era un’auto potente e cool, ma la 600 resta unica. Credo che se poi la passione per le auto si è trasformata in professione lo devo a quella Fiat così anonima ma che io sentivo così mia.