Da sempre siamo tutti bombardati dalla pubblicità e gli appassionati di auto lo sono più degli altri perché i costruttori sono tra i primi inserzionisti in assoluto. Ma tra tutte le campagne qual è quella che vi è restata più in mente, e perché? Io ne ho scelte dieci che testimoniano anche della mia età che parte da molto lontano. Ve le propongo con i miei personalissimi motivi; magari non siete d’accordo, e ci sta, però leggeteli. Alcune campagne che probabilmente non avete mai visto vi potranno anche incuriosire.

LA PIÙ BELLA

A mio avviso con questa pubblicità “Nessuno è perfetto” la Porsche si è superata dopo il trionfo alla 24 Ore di Le Mans del 1983. Pur nell’immediatezza dell’uscita sui giornali di mezzo mondo all’indomani della vittoria i creativi erano stati bravissimi a cogliere le dimensioni del risultato puntando all’ironia piuttosto che al trionfalismo.

LA PIÙ AMATA

“l’auto che piace alla gente che piace” come pubblicità si è succeduta per anni, sempre cambiando le facce di personaggi notissimi del cinema e della televisione, e ha aiutato tanto il successo della prima Y10 dell’Autobianchi. A quel tempo questo modo di dire era diventato perfetto per tanti titoli anche sui giornali, usando di volta in volta protagonisti differenti, soprattutto dello sport.

LA PIÙ AUTOIRONICA

Bisogna ammettere che la Fiat Multipla, auto straordinaria per capacità di carico, tenuta di strada e versatilità, aveva sollevato molti dubbi sulla sua estetica un po’ fuori dai canoni. Che fare? A Torino trovarono questa provocatoria campagna che bucò davvero l’immaginario della gente. Fece sorridere e anche riflettere. Super!

LA PIÙ DIRETTA

De Tomaso con la sua Mini voleva parlare direttamente a quelli che amavano tenere giù il piede, e all’epoca erano tanti più di oggi, così li eccitò a dovere riuscendo bene nell’intento. Non per niente De Tomaso era stato prima che costruttore un ottimo pilota e sapeva bene che corde toccare in quelli come lui, con più fegato che cervello.

LA PIÙ SOTTILE

Sfidare sul mercato la Mercedes nel campo del lusso è stata per tanti anni una battaglia quasi disperata. La Jaguar allora osò questo confronto non troppo col guanto di velluto, per sottolineare il suo essere differente su un terreno dominato dalle stelle d’argento. A me colpì molto, e questa pubblicità non l’ho mai dimenticata.

LA PIÙ DIDASCALICA

Una frase ad effetto e tante spiegazioni per far digerire agli italiani un’automobile troppo innovativa per quei tempi come fu la Giulia. Quella sua coda dritta proprio non andava giù a chi si era abituate alle linee filanti delle varie Giuliette, bisognava allora spiegare bene perché, e l’Alfa Romeo trovò lo slogan efficacissimo “Disegnata dal vento” che entrò in fretta nel gergo di tutti i giorni.

LA PIÙ AMMICCANTE

Ci voleva un bel po’ di fantasia per mettere a confronto l’economico pullmino della Daihatsu nientemeno che una supercar, ma i giapponesi riuscirono magnificamente nell’intento trovando una ragione assolutamente inconfutabile: “Carica cinque volte più donne che una Lamborghini”. Provate a dire che non è vero!

LA PIÙ IMMEDIATA

Erano anni in cui l’egocentrismo era dominante, non c’era riunione in cui si sentisse qualcuno dire io, io, io. Da qui venne l’idea di portare per la strada quel modo di parlare sottolineandone la calata esageratamente vanitosa. Nacque così il “Io posso, io voglio, io sono  - con la conclusione a sorpresa - Io? Clio”. Semplice, diretto, esaustivo.

LA PIÙ OSÉ

C’è stato un momento che negli Stati Uniti il movimento gay aveva preso la scena e la Volvo non voleva farsi scappare quel pubblico cui nessun altro ancora dava molto credito, o comunque se ne voleva occupare. Nacque così la campagna “Noi siamo eccitati quanto voi”. A me, da italiano molto provinciale, fece assai impressione, poi scoprii dai grandi capi svedesi che aveva funzionato tantissimo.

LA PIÙ IRRITANTE

La triste storia dell’esperimento Arna rimane una macchia in casa Alfa, anche se tutto nacque per far contento un potente politico del sud che voleva un nuovo stabilimento vicino a casa sua per ragioni elettorali. L’Alfa Romeo era ancora dell’IRI e non fu possibile dire di no. Ma se la Nissan de noantri fu un flop, ben peggio parve a tutti lo slogan: “Arna, e sei subito alfista”. Indimenticabile, in peggio.