Per tutti i costruttori di auto questi sono giorni difficili, con i conti che non tornano, stabilimenti che riaprono a fatica e all’orizzonte minacce di licenziamenti in massa . Ma tra tutti chi pare in maggiore  difficoltà è l’Aston Martin, la magica casa britannica che già era uscita da un 2019 molto sofferto, chiuso con una perdita di quasi 130 milioni di euro e vendite in nettissimo calo.

L’ingresso in società del magnate canadese Lawrence Stroll, padre del pilota di F1 Lance, che ha immesso nel capitale societario almeno 600 milioni di Euro per avere il 25% dell’azienda ha risollevato un po’ i conti, ma la pandemia ha rovinato tutto e adesso ci sono grosse nubi sul futuro a dispetto del fascino delle vetture che il nostro Andrea Bonomi  aveva a suo tempo risollevato da una crisi in apparenza irreversibile.

«Bisogna stringere i denti – fanno capire dall’interno dell’azienda – e resistere fino all’arrivo della SUV Dbx, attesa per dopo l’estate.» Ma basterà?

La speranza è che la vettura con le ruote rialzate, che molti vecchi nostalgici considerano un tradimento, possa ripetere il successo della Urus in casa Lamborghini. Se così sarà, vedremo ancora le fascinose sportive uscire dalle catene di montaggio, altrimenti non basteranno altre iniezioni di quattrini per mano di ricchi appassionati e bisognerà sperare in una acquisizione da parte di un grosso Gruppo automobilistico che però all’orizzonte non si vede.

Inoltre anche il progetto di Stroll, il team di Formula 1 con nome Aston Martin, i motori Mercedes e Toto Wollf nel posto di comando, potrebbe diventare a rischio. E con esso anche il possibile futuro come pilota di Sebastian Vettel, fresco separato in casa Ferrari, che molti boockmakers vedono già lì.

Dobbiamo tifare per una SUV onde salvare le prestigiose granturismo che in tanti vorremmo possedere? Se servirà, davvero ben venga la Dbx.