Si obietterà che non ha senso, che non serve a nulla, che è fuori dal tempo, però l’ultima versione della 595 Abarth Pista attizza non poco chi ancora dall’automobile vuole trarre un piacere fine a sé stesso, quello di guidare.

Oggigiorno il pensiero comune  tende ad azzerare tutto quello che non serve e sono sempre di più quelli che gli alpinisti rischiano la vita per niente, che correre in macchina è fuori da ogni logica, che fare a botte su un ring è da stupidi e via così. La passione o anche soltanto il godimento sono espressioni negative se non sono almeno associate a qualche cosa ritenuto utile: si cammina perché si bruciano gli zuccheri e poi i grassi, si va in bicicletta non perché piace ma perché così non s’inquina, si mangia sano perché tutte le robe buone fanno male.

In un mercatino ho trovato una tabella con questa scritta “La birra analcolica è perfetta per il seitan con la soia e per una vita di merda”. Una provocazione, non ci sono dubbi, ma fa pensare alle grandi rinunce che si fanno continuamente per non cedere alla tentazione.

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Ecco, la piccola bombetta dell’Abarth mi ha fatto venire in mente tutto questo perché nella sua assoluta inutilità è una benedizione per chi vuole ritrovare antichi sussulti. Sono nato nella prima metà del secolo scorso e per me l’automobile è sempre stata un punto d’arrivo non sociale ma di piacere. Al tempo non ci si vergognava di questo, e infatti il panorama era pieno di mezzi di per sé inutili: spider, coupé o anche due porte con tanto pepe dentro.

Adesso in concessionaria vetture simili, se mai ci fossero, le tengono nascoste e nessun venditore si osa a proporle a meno che non ci sia una precisa richiesta del cliente. In compenso spopolano grosse auto dal peso esagerato ma dall’accelerazione incredibile, perfette per chi pesta ma non gusta. Si va forte perché si ha fretta non perché l’adrenalina va in circolo. E nessuna campagna pubblicitaria punta sul piacere della guida, semmai nel piacere mentre si guida di sentirsi come nel salotto di casa .

Poi, di tanto in tanto, esce qualcosa che rimanda ai buoni sapori di una volta. Con vetture come questa Abarth il bimbo che è dentro di noi ritrova il godimento e ci si rende conto di cosa si è rinunciato da troppo tempo perché non si può vivere di sola ergonomia, di efficienza e del politicamente corretto. Magari si camperà anche di più, ma di sicuro s’invecchia peggio.