A sette anni dalla sua apertura, nel 2009, il museo Porsche, a Stoccarda, è arrivato a quota 3 milioni di visitatori. Il record è stato raggiunto pochi giorni fa, quando, a varcare la soglia sono stati Justine e David Boscaglia, provenienti da Melbourne, Australia.Ogni anno, il museo Porsche attira migliaia di appassionati, non solo dalla Germania, ma da tutto il mondo. Nel 2015, ha accolto 445.730 visitatori, +8%.Sono tanti? In assoluto no, perché Autostadt, il parco a tema di Volkswagen a Wolfsburg, al cui interno c’è il museo dell’automobile, richiama 2 milioni di spettatori ogni anno da quando fu inaugurato nel 2000. Molto bene va anche il museo Mercedes (oltre 700 mila visitatori all’anno) e pure quello Bmw (250 mila).Questi sono alcuni esempi tanto per restare in Germania, ma il boom dei musei dell’auto è un dato di fatto in tanti altri Paesi, con l’eccezione, purtroppo va detto, dell’Italia dove ci sono collezioni oppure esposizioni formidabili che però faticano a sostenersi. Certo, a Maranello si fregano le mani con le oltre 300 mila presenze, ma il nome Ferrari non ha uguali al mondo per peso e gloria, e in assoluto si tratta di numeri non certo da primato in ambito mondiale.In quanto agli altri, in Italia, non ci resta che piangere. Il Museo dell’Automobile di Torino, rinnovato, spettacolare e più importante per anzianità, non arriva – ingressi gratuiti compresi – a 200 mila curiosi, il magnifico e nuovo Museo Alfa Romeo viaggia su una base mal contata di 100 mila visitatori, un po’ meno di quello che dichiara, pur con la spettacolarità architettonica della location, Casa Ferrari a Modena, mentre l’eccezionale collezione Nicolis festeggia già quando si supera quota 30 mila. Niente in rapporto al contenuto che espone.Insomma, noi che ci vantiamo di essere il paradiso dei motori, all’atto pratico snobbiamo il ben di Dio che abbiamo. Si dirà che facciamo così anche con gli altri grandi musei di cui siamo ricchi, resta il fatto che in Ferrari i conti tornano per la grande affluenza di visitatori stranieri, mentre in Francia, Gran Bretagna e Germania il grosso viene tutto dagli appassionati locali. Quelli che brillano per la loro assenza in casa nostra.