I giorni terribili che l’Ucraina sta vivendo ripropongono a tutto il continente europeo il problema dell’approvvigionamento del gas e dell’elettricità. Ma di fronte a una prospettiva di ridimensionamento dei consumi la transizione elettrica delle automobili verrà messa in discussione?

L’impressione è che in troppi facciano ancora la parte degli struzzi capaci soltanto di nascondere la testa sotto la sabbia. Già oggi, in condizioni normali, la caccia all’energia si presentava complessa, oltre che costosa. Ma dalla fine di febbraio lo scenario è drammaticamente cambiato. Ci siamo scoperti nudi a elemosinare un po’ di gas di qua e un po’ di corrente di là.

Paghiamo, adesso si è visto in maniera chiara, le visioni utopistiche degli ambientalisti più ortodossi, quelli che le pale eoliche no perché rovinano il paesaggio, le trivellazioni no però le regaliamo alla Croazia, il gasdotto in Puglia no perché qualche ulivo avrebbe potuto soffrirne, il bioetanolo no perché è uno spreco di risorse economiche ed è eticamente inconcepibile togliere terreni stabili per farne carburante inefficiente, le biomasse no perché l’inquinamento da biomasse è un problema per la salute dell’uomo (infatti, la combustione della biomassa, pur essendo rispettosa dell’ambiente in termini di emissioni di CO2, rilascia importanti quantità di particolato invisibile all’occhio umano), il biodiesel no  perché la creazione di coltivazioni dedicate alla sua produzione tenderebbe a sottrarre terra alla coltivazione alimentare quindi farebbe salire il costo di alcune materie prime e alla lunga impoverirebbe il suolo. Si può anche aggiungere: il nucleare no perché è pericoloso anche se molto conveniente dimenticando che tra Francia e Slovenia il nord Italia è circondato da centrali nucleari, le centrali a carbone no perché come ben si sa sono inquinanti al massimo, l’idrogeno no perché sulla terra non è reperibile allo stato naturale, quindi occorre formarlo in laboratorio e in più la sua produzione provoca un forte inquinamento oltre ad essere un gas infiammabile.

Dunque? C’è soltanto una via: l’auto elettrica anche se non abbiamo l’elettricità che serve e soprattutto che servirà un domani. Altrimenti c’è sempre la bicicletta o magari un bel ritorno del cavallo. Ma il cavallo anche no perché, come cantava Pippo Franco nel suo album America:

Il cavallo nel Nevada

fa la… cacca per la strada.

Proprio come qui da noi… a Bergamo

E la cacca , come ha scritto Jonathan Safran Foer nell’autorevolissimo libro “Se niente importa” oltre ad essere troppa, la cacca ha un terribile impatto ambientale.