Tutti chiusi in casa proprio adesso che il prezzo alla pompa è crollato. Sai la rabbia. Un mio amico che ancora per lavoro si sposta, mi ha appena detto che all’Enercoop di Castel Maggiore il Diesel è prezzato a 1.228, un altro amico di Milano sostiene che all’Eni di Lorenteggio sempre il Diesel si può prendere a 1.445. Ho provato a fare un piccolo sondaggio con altri conoscenti che ancora si possono mettere al volante e tutti mi hanno segnalato pompe sotto l’1.3.

Sì, d’accordo il crollo del petrolio al barile, ma chi è più attento sa che sul prezzo alla pompa il costo del petrolio incide pochissimo. Il calcolo, per quanto grossolano, è piuttosto facile: sul prezzo finale le accise più l’Iva incidono per quasi il 70%. Rimane quindi un 30% che va diviso tra il costo al barile del petrolio, il trasporto alle navi, il trasporto alle raffinerie, il margine delle raffinerie, il trasporto alle pompe e il margine per il gestore. Sempre con un conteggio molto alla buona per non tediare chi legge significa che la percentuale del greggio sul costo finale alla pompa può incidere per il 5% al massimo. Questo vuol dire che quando si legge che il prezzo al barile crolla del 20% non bisogna pensare a un calo del 20% sul prezzo alla pompa, ma di un 20% sulla percentuale del 5% del prezzo alla pompa. Per sintetizzare, è già molto se alla fine il prezzo finale calerà dell1%.

Ma allora perché i prezzi stanno crollando? Per la stessa ragione che sotto le feste, quando si girava (bei tempi…) i prezzi crescevano esageratamente. Si chiama legge della domanda e dell’offerta. Tutti a fare il pieno? Il prezzo andava più su del solito. Nessuno circola più? I prezzi crollano pur di accaparrarsi i pochi che ancora possono girare nel panorama deserto delle città di oggi. Così alla scocciatura, giustificatissima si badi bene, di stare chiusi in casa si aggiunge la beffa di tariffe al distributore che un mese fa ci sognavamo.

Almeno adesso le varie amministrazioni locali che della guerra all’automobile hanno fatto una bandiera ideologica si accorgono di quanto le casse piangano per le mancate entrate da contravvenzioni (le multe-trappola in prima fila), strisce blu che ormai sono gratuite in tante città, i divieti di sosta che non sono più rilevati quasi dappertutto, i photored taroccati. L’auto che si ferma significa un bagno di sangue anche per le casse statali. L’auto come sistema vale per il 12% del PIL, e che significa denaro fresco perché quasi sempre preso all’origine, si scopre all’improvviso come strumento indispensabile per far tornare i conti e qualcuno comincia a capirlo.

Se servisse perlomeno a far sì che l’auto sia un po’ rivalutata agli occhi dei suoi detrattori sarebbe un minimo sollievo, ma alla ripresa della vita normale temo che non sarà così. Anzi per recuperare i vuoti di cassa c’è il grosso rischio che Iva e accise aumentino per recuperare il quattrini perduti. Gira e rigira il mondo auto rimane il bancomat dei Governi: quando servono soldi si pesca qui.