Anche volendo considerare il 2020 come un anno anomalo, e disastroso per i conti dei costruttori, i primi quattro mesi del 2021 segnalano un crollo del 25% sui dati 2019. Per quanto tempo allora l’industria dell’auto potrà reggere senza andare in default, con conseguenze drammatiche per i suoi dipendenti?

L’argomento scotta più che mai in un momento di per sé già molto difficile per le imposizioni politiche e ambientali che hanno dettato uno stravolgimento dei piani futuri di tutto il mondo delle quattro ruote.

Lasciare le certezze del motore termico per affidarsi all’elettrico, e quindi legarsi mani e piedi ai cinesi, rappresenta un problema di difficile soluzione comunque già messo in preventivo dalle Case pur con la prospettiva di bilanci sanguinosi. Ma se al tutto si aggiunge anche una caduta della domanda ecco che il futuro da scuro si fa nerissimo.

L’incubo si materializza in fretta e fa temere il peggio sul piano della forza lavoro. La transizione elettrica da tempo mette in conto migliaia di persone a spasso, ma un crollo di un quarto delle vendite se dovesse diventare strutturale sarebbe una mazzata cui nessuna industria potrebbe reggere.

Il tema è ovviamente europeo e forse anche americano, ma se pensiamo all’Italia e a tutti i suoi impianti è comprensibile l’agitazione dei sindacati. È vero che Tavares sta rassicurando a destra e a manca, però che cosa succederà a Pratola Serra dove nascono esclusivamente motori endotermici benzina o diesel e ci lavorano 1700 persone? E alla VM di Cento? Nel 2013 i dipendenti erano 1150, ma due anni dopo, con i motori diesel richiesti da FCA per il mercato americano, ci furono molte assunzioni con i ritmi di lavoro che si spalmavano su tre turni e toccavano anche i giorni festivi. Adesso invece che cosa accadrà? A mano a mano che i propulsori a gasolio spariranno bisognerà convertire gli impianti ma è chiaro a tutti che se crolla la produzione di motori tradizionali servirà molto meno personale per la (eventuale) fattura di quelli elettrici.

Un momentaccio, in sintesi. Con l’elettrico che raddoppia o triplica numeri infinitesimali, e con il mercato che non cala ma rovina, bisognerà rivedere tutto: piani, previsioni e investimenti. Così dietro le certezze di facciata, e gli annunci a sensazione sul futuro alla spina, si cominciano a percepire i dubbi e le paure. Dalla spina alle spine, insomma. Un panorama ben più incerto di quello dopo la crisi economica del 2009.