Pagare le contravvenzioni? E perché mai? Da bravi automobilisti e da cittadini con un forte senso civico un comportamento simile non ha ragione d’essere, però sta diventando la regola.

Oggi in Italia l’importo delle multe sulle strade sfiora i 3 miliardi di euro, però alla fine ne arrivano in cassa poco più di un terzo quando anche soltanto quindici anni fa erano il doppio, due terzi.

Il problema è che chi sgarra la fa quasi sempre franca così a rimetterci sono gli automobilisti più ligi se non al codice, almeno al pagamento. Su di loro infatti si rifanno le varie amministrazioni sia con l’aumento del costo delle sanzioni, sia caricando in maniera vergognosa le spese di notifica.

Ma gli altri? Pare che sia impossibile scovarli perché il numero degli evasori continua a salire invece che scendere. A chi tocchi stanarli non è ben chiaro, fatto sta che si arriva al caso diventato di pubblico dominio nei giorni scorsi di un Fiat Doblò che è stato finalmente sequestrato dalla Polizia Municipale di Napoli dopo che in due anni aveva collezionato oltre 700 violazioni al Codice della Strada.

Due anni! Quindi almeno una al giorno, e non è dato di sapere di che tipo: divieto di sosta, sensi vietati, passaggi con il rosso, stop non rispettati?

Fuori dalla Campania la notizia è passata sotto silenzio proprio perché ormai da troppi viene considerata una “non notizia”, ma è invece un fatto gravissimo. Pare che il mezzo sia stato intestato con documenti falsi a un residente in provincia di Cosenza che ha presentato regolare denuncia. Ma anche qui i casi sono due: se il tizio incolpevole ha presentato la denuncia alla prima notifica, quanto ci hanno messo le forze dell’ordine a rintracciare il veicolo (che non stava fermo e nascosto, perché ogni giorno circolava e prendeva multe)? Se invece il falso proprietario ha ricevuto le contravvenzioni ma non ci ha dato peso aspettando di collezionare, che so, le prime 500  prima di allarmarsi un po’, significa che l’idea di pagarle non abitava lì.

Insomma, due anni e oltre 700 contravvenzioni evase prima di arrivare al fermo di quel veicolo rappresentano un punto bassissimo di malcostume e di certezza della pena. Ma soprattutto uno schiaffo forte e chiaro a tutti gli automobilisti che non appena vedono il temuto biglietto sotto il tergicristallo corrono a saldare i loro conti in sospeso, salvo scoprire che due terzi delle multe vanno in cavalleria perché, perché, perché.