In Francia la guerra all’automobile procede a passo spedito e non passa giorno senza nuove minacce. Con il recente decreto “Climate et Résilience” dal 2022 sarà vietata la pubblicità per i combustibili fossili (benzina, gasolio e metano) mentre dal 2028 sarà vietata anche la pubblicità dei veicoli più inquinanti,  cioè le vetture con emissioni di CO2 superiori a 123 g/km.

Una lotta totale al mondo auto che da parte sua non può stare al passo con quello che i politici pretendono ogni giorno di più nel nome di una guerra santa che va a colpire prima di tutti i ceti più deboli e che sfocerà inevitabilmente in gravi disagi sociali.

Già adesso si vede il tormento di chi deve affrontare un acquisto di una nuova vettura e non sa come orientarsi, o peggio ancora non si può permettere di spendere i quattrini per quei modelli che si vogliono imporre dall’alto, e questo per via dei loro listini ancora impossibili. Oggi un’auto elettrica è ancora un giochino da ricchi, in molti casi anche una vettura che si affianca nel parco auto famigliare ad altre vetture con motore termico.

Questo i governanti dovrebbero saperlo e se non lo sanno è ancora peggio perché chi legifera dovrebbe almeno conoscere la materia. Dovrebbero anche sapere, affinché  il loro piano funzioni, che serve anche una rete capillare di ricarica e soprattutto che a monte ci sia l’energia necessaria per non arrivare a quello che sta succedendo a Londra dove il sovraccarico sta mandando in tilt la città al punto che ormai le auto si posso ricaricare soltanto in certe ore e non in altre.

Dovrebbero infine sapere che la trasformazione energetica porterà alla chiusura di molte fabbriche (in Italia che futuro ci potrà essere per la VM di Cento dove già adesso più di 900 persone rischiano di restare a casa? Oppure quelle che lavorano a Pratola Serra oppure ancora a Termoli dove anche l’eventuale riconversione all’elettrico comporterà grossi tagli al personale) e soprattutto metterà in ginocchio tutto l’indotto che in Italia dà da mangiare a migliaia di addetti.

Se il furore ideologico dei francesi farà proseliti anche nei paesi vicini bisognerà prepararsi al peggio perché a vietare sono capaci tutti, mentre trovare soluzioni alternative è decisamente più complesso. Si è cominciato con le chiusure dei centri storici, poi si sono allargate le aree proibite, poi si vieterà la pubblicità, quindi si vieterà la circolazione e poi si starà tutti a casa? Speriamo che si trovino le soluzioni giuste per accompagnare il futuro che avanza, altrimenti la gente senza lavoro invece che restare in casa  scenderà in strada, e sarà un disastro.