Siamo rovinati. L’emendamento al decreto Aiuti consente adesso di dirottare i proventi delle multe per tagliare i costi delle bollette per le scuole, l’illuminazione pubblica e servizi vari. Addio manutenzione delle strade e miglioramento della sicurezza; e sicuro inasprimento dei Comuni per raccattare più soldi dagli automobilisti.

Si dirà: le amministrazioni comunali sono in braghe di tela. Ed è vero. Ma già adesso, non rispettando la legge, spendevano quasi tutti i quattrini incassati dalle contravvenzioni stradali per le loro necessità e non per l’uso che avrebbero dovuto farne: approfittare del ricavato per sistemare le strade quasi sempre dissestate, per migliorare la sicurezza e la segnaletica, per restituire insomma il maltolto nell’interesse di chi si sposta in auto oppure in moto.

Con l’emendamento che è passato, prima firma Roberto Pella di Forza Italia, viene allora reso legale il pessimo comportamento di troppi Comuni alla caccia di soldi. Di fatto sono autorizzati a perpetuare quello che già facevano in barba alla legge, ma quello che è peggio è che adesso la loro ingordigia deborderà.

Il totale dei ricavati dalle contravvenzioni supera i 3 miliardi di euro all’anno, ma il Codice della Strada prevedeva che questi quattrini (articolo 208) dovessero essere tutti utilizzati per la manutenzione e la messa in sicurezza delle infrastrutture, cosa che avveniva si e no per il solo 20% dei Comuni. Pochissimo, ma da oggi si passerà allo zero per cento. Un disastro.

Ma c’è un peggio al peggio: chi di dovere, sull’onda del bottino a portata di mano, farà di tutto per incrementare le entrate dalle contravvenzioni. Le strade malmesse verranno protette da cartelli con un limite impercorribile (per non correre rischi di ricorsi dai cittadini vittime delle buche o di guardrail fatiscenti) e in più s’inventeranno dei multavelox fissi o mobili per pizzicare chi su quel tratto sgarra.

Ufficialmente è partita la caccia, e come sempre le prede verranno scorticate non in punti di vero pericolo, ma dove sarà più facile che sgarrino cioè in tratti sicuri e magari a più corsie. La taglia sugli automobilisti verrà affissa in tutte le tesorerie, e la Polizia Municipale verrà istruita al meglio. Aumentare del 5% l’Imu oppure la Tari genera immediatamente reazioni politiche e non si può fare, ma cacciare dei 50 o dei 100 euro è ammesso e benedetto.

Questo emendamento mette allora fine a tutte le ipocrisie lasciando agli enti locali la libera scelta di far pagare soltanto a una parte dei cittadini, quelli che si spostano con mezzi privati, gran parte dei maxi-rincari in arrivo. Sarà un’opportunità incredibile per i Comuni più ingordi, quelli che già fino a ieri brillavano per la loro insaziabile fame. In particolare i primi della classifica della vessazione: Firenze con i suoi 138 euro pro capite all’anno (bambini e suore di clausura compresi), poi Bologna (106,54), Padova (92,65) e Milano (86,72). Va molto meglio al sud dove le multe le pagano in pochi e alle strade in condizioni pietose sono tutti rassegnati. Ma non è detto che da domani non si sveglino, anche se dovrebbero fare in fretta perché l’emendamento vale fino a tutto il 2022. Ma si può scommettere che l'emendamento verrà prorogato, poi prorogato ancora, e poi…