Forse succederà davvero perché ormai mezzo mondo dà per scontato il passaggio di Luca de Meo dalla Seat al vertice di Renault, e forse un domani anche di tutta l’alleanza Renault-Nissan. Un salto professionale epocale per un italiano che si è costruito negli anni un’immagine incredibile a suon di risultati portentosi.

La sua carriera a molti è nota: inizia in Francia dove passa 10 anni prima nel marketing Renault e poi in Toyota Europe lavorando peraltro al lancio della rivoluzionaria Yaris. In Italia arriva nel 2002 e diventa in  fretta uno dei “Marchionne boys” occupandosi prima del marchio Lancia cui dà una grande spinta con la Ypsilon e poi la Musa. Passato al brand Fiat lavora al lancio mondiale della Fiat 500 e il suo nome va sulla bocca di tutti. Viene promosso a capo del marketing di tutti i brand torinesi, poi diventa Amministratore Delegato dell’Abarth e quindi dell’Alfa Romeo generando molta invidia in azienda perché a tutti sembra l’uomo più potente dopo Marchionne. Si fa però sotto la Volkswagen che lo lusinga e poi lo convince a passare in Germania con grande fastidio dello stesso Marchionne che per un po' gli toglierà il saluto. La scalata di De Meo nel Gruppo Vw è poi un continuo di promozioni fino a diventare nel 2015 Amministratore Delegato del marchio Seat che porterà alla fine di quest’anno a raggiungere il suo record storico di vendite, attorno alle 600 mila auto.

Ora l’idea di avere un italiano a capo di una delle aziende francesi più conosciute nel mondo è una soddisfazione enorme. Sai lo smacco, e il boccone amaro che eventualmente dovranno mandare giù i transalpini notoriamente tanto sciovinisti. Ma è anche giusto che i più bravi arrivino in alto, e De Meo bravo lo è davvero.

Quello che però pochi sanno è che la passione per le auto gli è venuta quand’era un bambino di appena sei anni. Suo padre dirigeva la filiale Lancia di Abidjan in Costa d’Avorio e lì facemmo base nel dicembre del 1973 io e Arnaldo Cavallari - il grande padre dei rally italiani e campione di livello altissimo - per correre assieme il Rally del Bandama con una Lancia Beta Berlina del Jolly Club. La scintilla scattò in quel momento, poi Cavallari tornò anche l’anno seguente con una Fulvia HF e il piccolo De Meo rimase definitivamente fulminato.

Adesso immaginarmi quel bimbetto potenzialmente a capo di Renault (e se succederà in Vw dovranno mangiarsi le mani per non averlo promosso ai vertici almeno di Audi) mi entusiasma molto. Ma deve entusiasmare tutti noi perché, al di là di un Paese che troppi stanno portando alla deriva, abbiamo ancora delle figure da schierare in prima fila.