Ho auto l’opportunità di frequentare per qualche giorno a Los Angeles un collega del Corriere della Sera che di auto ne sa grazie a una preparazione solida ma da cui mi divide un grosso scarto di anni. Lui ha collaborato e collabora testate molto importanti a cominciare da Wired che gli ha garantito un imprinting professionale capace d’inquadrarlo come giornalista digitale a differenza mia, giornalista ancora goffamente analogico.Ecco stare abbastanza tempo assieme in giro per il Salone di Los Angeles, poi al lancio della prima Ford full electric, l’interessante Mustang Mach-E, e quindi ancora in un test su una magnifica strada di montagna con una Mustang 500 Shelby da 760 CV, è stato davvero istruttivo perché ho toccato con mano il passare del tempo e il differente modo di “vedere” le automobili per via dell’evidente salto generazionale.

Cominciamo dal Salone, allora. Davanti a ogni auto nuova io mi ponevo come d’abitudine a una certa distanza e valutavo l’insieme: il design, la dimensione delle ruote, la lunghezza fuori tutto provando persino ad immaginarmela su strada, su come avrebbe potuto comportarsi. Lui invece correva subito agli interni, ma non nel senso dell’abitabilità o della posizione di guida, ma del cruscotto, dell’infotainment, della comodità di fruizione, della connessione alla rete, delle prese cui collegare i possibili device. Era una valutazione attenta, sin quasi scrupolosa, spesso impietosa. Quando mi ha fatto notare che finalmente sulle Stelvio e sulle Giulia, che facevano bella mostra nello stand dell’Alfa Romeo sfoderando nuovi colori decisamente osé, hanno messo una nuova plancia ben più al passo dei tempi rispetto alla precedenti ho capito che io ho perso il contatto con la realtà attuale, ancorato ancora alla tenuta di strada, alla potenza o al bell’abito che le veste; valori antichi e decisamente superati come le vendite peraltro tristemente testimoniano.

Quando poi siamo stati alla presentazione della SUV un po’ coupé della famiglia Mustang, ecco lo stesso film: io dicevo che era bella e lui che era intelligente, io parlavo con i tecnici di cavalli e lui di kilowatt, io mi preoccupavo dell’autonomia e lui invece si informava sul network delle colonnine di ricarica, io seduto dentro valutavo la visibilità esterna anche in relazione all’imponente muso anteriore e lui si fissava sul monitor grande come un lenzuolo e apprezzava tutte le possibilità del nuovo sistema Sync, infine quando io mi sbalordivo per l’accelerazione da zero a cento in 3 secondi mezzo lui mi faceva notare che il software di bordo si poteva aggiornare nel tempo così come accade sulle Tesla. Due mondi proprio differenti.

Infine abbiamo guidato la Mustang Shelby su una bellissima strada di montagna dove le pignole vetture della Polizia a stelle e strisce si erano dimenticate di fare presenza. Adrenalina a più non posso su un’auto potentissima eppure tutto sommato docile. Io testavo i programmi di guida fino ad arrivare la funzione che stacca tutti gli ausili elettronici, trovavo elettrizzante arrivare sui brevi rettilinei in salita anche oltre le 100 miglia orarie (160 km/h) e mi stupivo per l’assetto ben riuscito tenuto conto di una massa generosa. Lui invece era parco di giudizi, apprezzava tutto cogliendo comunque nel rumore esaltante un buon motivo di eccitazione assieme ad altri valori che mi erano sfuggiti.

Ho imparato molto stando con lui, ascoltando come il mondo digitale cambierà tutto riguardo al modo di approcciarci alle automobili. Fino a ieri mi parevano solo visioni teoriche, poi ho toccato con mano come uno molto più giovane, che oggi è anche un ottimo fotografo ma che vita sua non ha mai usato la vecchia pellicola, si approcci adesso alle cose pur sapendone tanto di vetture e meglio ancora scrivendone. Sono quelli come lui, e quelli ancora più giovani, a cui guardano i costruttori adesso, e giocoforza metteranno su strada vetture sempre più lontane dai canoni del secolo scorso.