Le regole devono valere per tutti. Sembra la solita frase fatta ma non lo è. Soprattutto non lo è sulle nostre strade dove troppi automobilisti fanno i loro comodi, ma anche troppi altri protagonisti della scena fanno di tutto per complicare la vita al prossimo e mettere a rischio la loro, pedoni o ciclisti che siano.

Al riguardo ho letto nei giorni scorsi l’opinione di Beppe Servergnini sul Corriere della Sera https://www.corriere.it/opinioni/20_gennaio_25/bici-luci-2a7cdc4a-3f66-11ea-9d81-62d1a4802e12.shtml dove stigmatizza il fatto che sera troppi ciclisti viaggino senza far uso delle luci.

L’autore ha detto che si è messo a contare quelli che incrociato nel suo viaggio di ritorno verso casa trovandone appena 4 su 29 (mamme con figlioletto al seguito comprese) con le luci posteriori in funzione.

Chi consuma molte ore al volante capisce bene quanto sia pericoloso raggiungere una bici mal segnalata perché il rischio di provocare un incidente è molto alto; se poi ci si aggiunge che in caso di urto dimostrare di avere ragione è difficilissimo, ecco che al dolore per quanto è accaduto si aggiunge anche la beffa.

Comunque, sull’onda di quanto ho letto, ho provato a mia volta il test e venerdì 24 gennaio alle 18 mi sono piazzato dalle parti di Porta Zamboni a Bologna. Il freddo fastidioso mi ha costretto alla resa dopo appena 15 minuti e 22 ciclisti, nella maggioranza giovani forse anche per la vicinanza alla zona universitaria, e a me è andata peggio. Nessuno, proprio nessuno, aveva le luci. Potrei aggiungere che nessuno aveva nemmeno il casco, ma questa è una vecchia diatriba con il mondo dei ciclisti (inteso come le varie associazioni pro-due ruote) che rigettano l’idea della sicurezza sostenendo che mettendo l’obbligo d’uso si disincentiverebbe l’uso del cavallo d’acciaio, anche se voci autorevolissime - come il campionissimo Ivan Basso che di pedalate se ne intende davvero - la pensano diversamente. Fatto sta che i ribelli delle regole sono davvero troppi e che forse sarebbe ora d’intervenire.