Sono passati più di 15 anni da quando Albertino interpretava il Marco Ranzani da Cantù con la Porsche Cayenne. Al tempo quella Suv comunque innovativa era diventata il simbolo del male su quattro ruote. Ma adesso chi ci fa più caso alle Cayenne in circolazione? Si sono confuse nel traffico e semmai se ne parla soltanto bene

È proprio vero che il tempo è un grande setaccio che lascia passare i luoghi comuni e trattiene soltanto le cose che contano. La Porsche Cayenne era e rimane una grande vettura che ha fatto la fortuna della casa di Stoccarda in questo inizio di millennio e che adesso passa inosservata perché tutti i costruttori che hanno potuto hanno poi messo a listino qualcosa di simile. Con un prezzo un po’ più basso, ma comunque non alla portata di chi deve combattere per arrivare a fine mese, lo hanno fatto Audi, Bmw, Jaguar, Jeep, Mercedes e Volvo (l’ordine alfabetico in questi casi aiuta) e hanno inondato le concessionarie con le loro 4x4 rialzate da terra spesso con versioni particolarmente potenti e agguerrite, mentre con un listino più pretenzioso dove già c’era la Range Rover sono arrivate anche Bentley e Lamborghini in attesa di Aston Martin e probabilmente anche di Ferrari.

È evidente che Porsche aveva visto giusto, che aveva aperto una strada ai bisonti prepotenti caricandosi di onori (successo e introiti) e di oneri (etichette e prese in giro). È bastato resistere quattro o cinque anni per portarsi a casa soltanto gli onori a tutto vantaggio dei bilanci sempre più floridi anno dopo anno.

Ricordo una volta, poteva essere il 2011, che guidavo proprio una Cayenne in prova a Quattroruote. Per raggiungere la redazione ogni giorno percorrevo una stradina molto stretta che dopo una secca svolta a sinistra finiva su un ponticello ancora più stretto. Sistematicamente mi fermavo prima del ponte e facevo passare chi arrivava in senso contrario guadagnandomi puntualmente un cenno di ringraziamento da chi incrociavo. Lo feci anche con la grossa Porsche, ma quello cui avevo dato strada invece che ringraziare mi mandò platealmente a quel paese. Ecco, capitasse adesso (anche se ormai quella stradina non la faccio più) sono sicuro che anche se fossi al volante delle stessa Cayenne mi prenderei il solito segnale di apprezzamento perché alla vettura non farebbe più caso nessuno. Un’auto come tante altre, confusa nel panorama da semaforo a semaforo. Una gran macchina, comunque.