Se la passione per l’auto è in vistoso calo, la passione per la storia dell’auto è addirittura in caduta libera ed è normale che sia così in tempi sempre più frenetici in cui si vive più in attesa di quello che sta per arrivare che gustando quello che c’è. Il passato poi è tale se ci si ferma a dieci anni, prima c’è soltanto l’archeologia automobilistica che è una disciplina considerata superata almeno quanto le lingue morte. Ma è un peccato perché se si guarda indietro si possono valutare molte cose e capire anche che futuro ci aspetterà.

Prendiamo questo 2020, bisesto e funesto. Tra qualche decennio qualcuno avrà buoni motivi per ricordare le auto, non importa prodotte da chi, che sono arrivate sul mercato nel corso dei mesi? 

Ho provato allora ad andare indietro per decenni e sono arrivato all’Italia della ricostruzione postbellica, al 1950 dove si potevano vedere i primi risultati della ripartenza industriale. Al di là del dominio in F1 con l’Alfa Romeo, i tre costruttori italiani per eccellenza avevano lanciato i loro primi modelli di nuova generazione, e che modelli!

La Fiat aveva aperto le danze al Salone di Ginevra di marzo presentando la sua eccellente 1400, prima vettura della casa a scocca portante. Fu per l’epoca un raggio di luce perché rompeva con i canoni classici europei avendo fanali, parafanghi, fianchi e baule posteriore completamente incorporati. In un sol colpo tutte le auto sul mercato diventarono vecchie. Aveva appena 44 cavalli, ma diventava il sogno di quasi tutti gli italiani.

Il tempo che passasse un solo mese e la Lancia rispondeva con la sua Aurelia B10, prima auto di serie con il motore 6 cilindri, vettura di classe e prezzo un po’ superiore, forte di 56 cavalli di potenza e anticipatrice di versioni più spinte e leggendarie capaci di grandi imprese sportive. Un po’ meno avveniristica nello stile della Fiat 1400, ma soltanto perché voleva apparire più signorile, nel senso che i ricconi del tempo non amavano le fughe troppo in avanti.

Ancora un po’ di tempo e a ottobre arrivava la risposta dell’Alfa Romeo con la sfacciata 1900 dalle spiccate caratteristiche sportive. Anch’essa con scocca portante, entrerà nella storia per essere la prima Alfa Romeo ad uscire dalla catena di montaggio. Era una berlina ma aveva 80 cavalli e raggiungeva la velocità pazzesca per l’epoca di 150 chilometri orari.

Torniamo a oggi: Fiat, Lancia e Alfa Romeo ci sono ancora, la concorrenza mondiale è sterminata eppure tre vetture così innovative, coraggiose e sfacciate non si sono proprio viste. Non si sono viste nemmeno l’anno scorso e tanto meno si vedranno l’anno prossimo. La passione per l’automobile è dunque in calo, ma le buone ragioni per farla tornare sono dietro troppi tormenti industriali dettati dalla comprensibili economie di scala. Continuo a credere che dell’auto non potremo fare a meno anche nei decenni a venire, ma di colpi di fulmine se ne conteranno sempre più pochi.