Sul casco obbligatorio s’infrangono sempre i buoni propositi. Tutti sanno che può salvare vite ma l’obbligo non è mai passato per le resistenze della lobby dei ciclisti e non è nemmeno passato per quella dei monopattini. È utilissimo ma può diventare un deterrente per la mobilità sostenibile, quindi niente da fare.

La delusione per chi pensava di poter regolamentare l’uso selvaggio dei monopattini elettrici è stata grande seppure non inattesa. Dal Decreto Infrastrutture ci si aspettavano interventi severi verso i nuovi mezzi green ma alla fine la montagna ha partorito un topolino: nessun obbligo di assicurazione (che resta confermata solo per i mezzi in sharing), niente obbligo di casco per i maggiorenni e nessun divieto di utilizzo per i minorenni come invece era stato ipotizzato.  In aggiunta anche gli altri interventi più attesi, come l’introduzione degli indicatori di direzione, è rinviata nel tempo: dal 1 luglio 2022 per quelli di nuova produzione, mentre gli altri dovranno essere adeguati entro il 1 gennaio 2024. Come se il pericolo non fosse adesso e le soluzioni non fossero da attuare subito.

Se con i motociclisti fu una battaglia durissima e lunga nel tempo, con le biciclette non ci sono mai state possibilità, e sulla falsariga di questo capiterà lo stesso con i monopattini elettrici perché chi gestisce il business teme che il casco si riveli un deterrente all’uso dei mezzi non inquinanti, quella della svolta ambientale dove pulito è bello e poca importa se sia pericoloso. La permanente è più importante della protezione, e le barricate sono invalicabili.

Ricordo quando una decina di anni fa su Quattroruote posi il problema: venni aggredito dall’associazione Salvaciclisti e un po’ da tutti gli utenti delle bici, peraltro quando non erano ancora le diffuse e-bike di oggi in grado di trasformare smidollati pedalatori della domenica in assi del Giro d’Italia. Pedalatori che sfrecciano sulle strade provinciali mettendo a rischio la loro pelle in caso di cadute tutt’altro che rare.

Il politicamente corretto vuole che la gente vada in ufficio lasciando a casa l’automobile preferendo la bicicletta o il monopattino con cui si slalomeggia ancora meglio nel traffico e tra i passanti, ma sa anche che nessuno vuole presentarsi al lavoro con i capelli sudati e peggio ancora spettinati. L’aspetto vuole la sua parte e il casco è una minaccia.

A nulla servono gli allarmi come quello del New York Times di un paio di anni fa che riportava che i caschi «riducono di circa il 60 per cento la possibilità di un grave trauma alla testa e che – prendendo in considerazione incidenti mortali tra il 2010 e il 2017 in cui si sa con certezza se il ciclista avesse o meno il casco – il 79 per cento dei ciclisti morti non indossava il casco». Un problema che ovviamente interessa anche l’Italia stando a quanto riportato da “il Post”: dove in media muore un ciclista ogni 32 ore, per più di 16mila incidenti ogni anno.

Vogliamo aggiungere alla bici i monopattini? Tutti sanno che il problema esiste ma nessuno osa infastidire quelli che non sono sporchi, brutti e cattivi come gli automobilisti. L'obbligo del casco non passa, e non passerà mai.