Un raggio di sole per gli alfisti, soprattutto per quelli che temevano il peggio. Carlos Tavares, gran direttore d’orchestra in Stellantis, ha messo al vertice del biscione il suo uomo più forte, il suo vice e anche quello che era a capo della marca principe di Psa, la Peugeot. Un segnale chiaro che non lascia dubbi.

Conosco da molti anni Jean-Philippe Imparato e lo stimo tantissimo. La sua carriera di successo lo ha portato a scalare le posizioni più alte nel firmamento del gruppo francese ed è stato anche amministratore delegato di Citroen in Italia nel biennio 2008-2010.

Al di là di una simpatia contagiosa, dovunque è andato, comprese le esperienze in Sudamerica e in Cina ha ottenuto successi che lo hanno fatto salire continuamente fino a diventare numero uno di Peugeot in uno dei momenti più di successo della marca, cioè fino a l’altro ieri. Sotto il suo quinquennio la marca del leone ha sfornato vetture aggressive e di svolta, ha vinto per ben due volte il premio Auto dell’Anno con la 3008 e l’ultima 208.

Imparato  è uno che conosce bene i mercati ed è, così come il suo capo Tavares, quello che si etichetta come un “car guy”, uno che è nato e cresciuto in questo mondo. Se è stato messo alla guida dell’Alfa Romeo significa che nel marchio c’è una grande fiducia. Significa che nel grande disegno di Stellantis si guarda all’Italia soprattutto per i segmenti premium e superpremium con Alfa Romeo e Maserati, brand iconici che mancano nel pacchetto dei prodotti d’oltralpe.

Avremo allora un’Alfa Romeo ambiziosa? Oggi mi sento di crederci un po’ di più, anche se non può essere ancora chiaro se si punterà sulla qualità e l’estetica oppure sulla sportività. E se fino a due giorni fa il futuro pareva circoscritto alla SUV Tonale e alla possibile SUV di dimensioni più contenute, la Brennero, magari presto scopriremo altri progetti. Non si spreca un manager come Imparato per programmi senza ambizioni, e probabilmente lui non avrebbe nemmeno accettato una sfida così difficile che negli anni ha bruciato tante carriere.  Se Jean-Philippe ce la farà, l’Italia che ama le auto gli farà un monumento.