C’è qualcosa di nuovo nell’aria, anzi d’antico. Il Gruppo Koelliker che negli ultimi 70 anni ha portato in Italia marchi sconosciuti che poi sono diventati dei giganti, e che ancora ha in portafoglio Mitsubishi e SsangYong, adesso si butta sui brand cinesi e ne lancia ben cinque: attenti al lupo!

Davanti a un colosso come Koelliker chi ama l’auto deve sempre togliersi il cappello perché il fiuto del vecchio Bepi e poi l’impegno del figlio Luigi hanno fatto la storia di una buona fetta del parco circolante nazionale. Tutto cominciò 71 anni fa quando attraverso la rete messa in piedi dal visionario Bepi Koelliker sono arrivate da noi le prime Rolls Royce e le prime Jaguar. Vetture elitarie ma che si fecero in fretta vedere nelle rivendite e non soltanto sulle riviste di settore. Un primo passo cui seguirono nel 1958 le Hillman, le Sunbeam, le Humber e le Singer. Pareva uno sforzo un po’ velleitario, ma apriva semplicemente la strada a tutta la produzione inglese dell’epoca perché due anni sono arrivate le MG e le Triumph quindi a seguire le Mini e le Austin (chi scrive aveva una Austin Cooper S verde con tettuccio bianco e i codolini sui cerchi Minilite che erano davvero cool …).

L’apertura al Giappone, nel 1979, sembrò più una follia che una fuga in avanti, ma il successo delle Mitsubishi non si è mai arrestato e continua tutt’ora. Quindi è stato il turno della Seat, brand passato al Gruppo Volkswagen dopo 8 anni e mezzo milione di auto vendute. Nel frattempo l’occhio dell’importatore si era appoggiato sulla Corea del Sud con la Hyundai e poi in America con la Jeep quando Marchionne nemmeno sapeva che cosa fosse. Dopo quattro anni nasceva la Chrysler-Jeep Italia perché aperta la strada tutto diventa più facile. Nel 1999 importa anche le Kia e nessuno sa che marca sia, ma oggi sia Hyundai che Kia sono regolarmente tornate alla casa madre che ha aperto le sedi nazionali con il successo di vendita che tutti sanno.

Ed eccoci all’oggi con l’idea etichettata come KGen, un hub unico ed esclusivo di soluzioni di mobilità elettrica complete e integrate. Sottintende che arrivano ben 5 marchi cinesi, Seres, Maxus, Aiways, Karma e Weltmeister che suonano strani come a suo tempo capitò con Mitsubishi, Hyundai e Kia, ma che sarà bene tenere d’occhio. Se la storia insegna presto bisognerà fare i conti anche con loro. Sono tutti brand elettrici? Sì. Faranno paura? Temo di sì.