Biden, presidente degli Stati Uniti, mostra un microchip come il problema del momento

Se volete comperare un’auto in fretta, oggi ci sono molte difficoltà con disperazione dei concessionari: nessun costruttore ha vetture in pronta consegna per la crisi dei microchip mentre le tante km 0 ferme dei piazzali non sono appetibili perché non godono degli incentivi statali e quindi costano di fatto di più.

Il mercato non tira perché si vendono poche vetture rispetto all’ottimo 2019, ultimo anno pre-pandemia, eppure se mettete piede dentro i saloni di un rivenditore di non importa che marca vedrete l’imbarazzo degli addetti nel comunicarvi che dovrete aspettare mesi prima di avere la vostra auto nuova.

Il controsenso è evidente: il mercato piange quindi chissà quante vetture saranno ferme nei piazzali ad aspettare un compratore. Invece non è così. Dallo scorso anno infatti la produzione è fortemente rallentata e molti stabilimenti sono forzatamente chiusi perché mancano i maledetti microchip che ormai sono presenti sulle automobili ma anche su mille altri prodotti.

I microchip peraltro sono componenti fondamentali.  Dentro un’automobile, per esempio, ce ne sono decine, e servono a gestire i finestrini elettrici, il computer di bordo, il sistema di intrattenimento, gli airbag, i sensori di parcheggio, e così via: si tratta di microchip meno sofisticati di quelli che si trovano in uno smartphone, ma pur sempre importanti.

La carenza è cominciata lo scorso dicembre a causa della la pandemia che ha provocato un rallentamento della produzione e un affaticamento delle catene di approvvigionamento globali: significa che è diventato più difficile radunare tutti i componenti necessari per la produzione, lavorarli e poi spedire il prodotto finito.

Il settore automobilistico è stato colpito per primo e rimane tuttora quello più danneggiato anche perché l’industria lavora con margini più ristretti ed è disposta a pagare meno per i componenti, con l’aggravante che, per ragioni di efficienza, le fabbriche di automobili allo scopo di ridurre i costi evitano l'accumulo di scorte, e ordinano i componenti a seconda di come va la produzione.

Morale adesso mancano le auto con ritardi nelle consegne anche superiori ai 6 mesi e con l’immaginabile fastidio di chi, convintosi  con fatica a mettere mano al portafoglio, prima di entrare in concessionaria ha già l’acquolina in bocca. Col risultato che c’è chi sbuffa, chi si lamenta e chi rinuncia; e un no in questo momento è una vera pugnalata per il settore.

Per contro a tentare i pochi compratori ci sono gli incentivi statali che per le vetture a basso inquinamento abbattono sensibilmente il prezzo d’acquisto così rendendo i modelli nuovi più attrattivi delle tante chilometri zero ferme nei parcheggi che per quanto scontate finiscono per costare di più e nessuno le vuole. Invecchiano giorno dopo giorno e tristemente si svalutano con disperazione dei rivenditori che sono stati invitati, per non dire forzati, ad acquistarle e ad accumularle.

Il risultato è una disaffezione crescente e per molti versi disperante per i costruttori, per i dealer e per i compratori.  Una situazione davvero imbarazzante.