Ormai non c’è convegno, dibattito, servizio sui media che non tratti il problema per gli automobilisti di entrare - e comunque vivere - nei centri storici delle grandi città. La sintesi è che l’automobile diventa cardine di ogni provvedimento e tutto il mondo automotive opera di conseguenza. No ai motori diesel perché sono cattivi, ma anche sì ai motori diesel perché emettono meno CO2, sì alle auto ibride che costano un po’ di più ma hanno emissioni nocive più basse e possono entrare nelle aree a traffico limitato. Sì a quelle elettriche perché sono il futuro anche se hanno ancora prezzi di listino inarrivabili per la maggioranza dei potenziali clienti di una concessionaria.

Insomma, una grande confusione per chi deve pensare all’acquisto di una vettura nuova, eppure non si disserta d’altro dimenticando che l’Italia è un paese lungo e stretto, pieno di montagne e di località sparse dappertutto, lontane dai centri abitati più grossi e quasi sempre mal collegate con i mezzi pubblici. Su un parco circolante che si aggira attorno ai 36 milioni di veicoli non si arriva a un quarto interessato alle grandi città ma dei tre quarti restanti non si parla mai anche se si tratta di quelli che alla macchina non possono rinunciare per i loro spostamenti.

Chi vive in campagna oppure in montagna di solito percorre più strada durante la settimana e di molti dei vantaggi portati dall’elettrificazione in tutte le sue varianti (mild hybrid, hybrid, plug-in o full electric) rinuncia non per scelta ma per convenienza: le vetture con i motori termici costano molto meno, hanno un’offerta più ricca, in più propongono un usato diffuso e pieno di opportunità da cogliere. Quelli più fortunati possono trovare sulla loro strada anche distributori di metano che rispondono ad esigenze ambientali e garantiscono anche costi minori alla pompa; in ogni caso ben sanno che le colonnine per le ricariche elettriche da loro arriveranno con grande ritardo dovendo la rete prima pensare ai grandi centri urbani e poi alle direttrici di maggior traffico. Tempi lunghi, in definitiva, e pochi vantaggi anche per le ibride, nel senso che il punto di pareggio con il maggior prezzo d’acquisto è piuttosto difficile da raggiungere in tempi brevi considerando i tragitti extraurbani.

In Francia la clamorosa rivolta dei giubbetti gialli è partita proprio dalla protesta degli automobilisti che non vivono nelle grandi città e hanno manifestato per esprimere il loro dissenso verso un ulteriore aumento delle accise sui carburanti. Oltralpe il caro-benzina è causato da un fisco esoso che si ammanta della causa ecologista della riduzione delle emissioni di CO2, per cui la tassa sulla benzina è vista come strumento di lotta contro il riscaldamento globale. Ma l'impatto sul clima è minimo, mentre quello sul portafogli della gente comune è enorme.

Pensare sempre e soltanto ai pochi delle metropoli ignorando tutti gli altri è un rischio da tenere bene in mente perché chi macina chilometri coi soldi deve confrontarsi tutti i giorni. E se si metteranno a listino vetture sempre più pulite ma inevitabilmente più costose si finirà con l’ottenere l’effetto contrario: il parco auto non si svecchierà e il clima non otterrà nessun vantaggio. Anzi.