Sul francese “La Tribune Quotidien”, giornale francese di grande prestigio e respiro, è apparso il 7 maggio un articolo molto forte dal titolo intrigante: “Carlos Ghosn è riuscito in Nissan, ma in Renault…”.Protagonista è ovviamente il numero uno del Gruppo franco-giapponese, e il testo dice esattamente così: “Nel 1999, al momento dell’alleanza Renault-Nissan, i due costruttori erano di taglia pressoché equivalente. Oggi, il giapponese pesa due volte di più che il suo azionista francese. E’ molto più profittevole, dispone di una gamma completa con tecnologie avanzate e una presenza praticamente mondiale. Il doppio Presidente e Direttore Generale, Carlos Ghosn, la cui paga è molto più importante in Nissan che in Renault, ha privilegiato un Gruppo a spese dell’altro? La prossima settimana Nissan si appresta a pubblicare i suoi risultati finanziari annuali (2012-2013) e la questione di merito merita di essere riproposta: Carlos Ghosn ha privilegiato sì o no la marca giapponese a detrimento di Renault? Boss operativo di Nissan da 14 anni e numero uno di Renault dal 2005, l’uomo naturalmente si difende, ma questo non impedisce di pensarlo. Il doppio dirigente, che guadagna peraltro molto più denaro sul lato giapponese (retribuzione record sul mercato auto nipponico, pari a 7,7 milioni di euro all’anno) che su quello francese (2,89 milioni di euro l’anno scorso) non è che se l’è cavata troppo bene presso i primi e si è incagliato con i secondi?”.Come si vede tutto il mondo è paese. Quando si attivano grandi alleanze, e le cose non vanno in pari maniera, il sospetto aleggia sempre. In Spagna per anni hanno accusato la Volkswagen di operare meno bene con Seat non soltanto rispetto ai marchi tedeschi, ma anche ai cechi della Skoda.  Ai tempi delle varie alleanze con la Rover, prima Honda e poi Bmw, gli inglesi sospettarono che i …colonizzatori avessero banchettato sui resti dei nobili lombi del Regno Unito. Tra poco si porrà, se non si è già posto, il dubbio che dal matrimonio tra Fiat e Chrysler a guadagnarci saranno gli americani (visto dall’Italia) o gli italiani (visto dagli Usa) e poco conteranno le giustificazioni: <<la Chrysler sarebbe morta senza i capitali e il management torinese>>, oppure <<la Fiat oggi sarebbe in fallimento senza le risorse che arrivano dal Michigan>>.Seguirà dibattito, si diceva ai cineforum di un tempo. E la discussione è aperta anche adesso,  non valendo soltanto in campo automobilistico. L’unione può fare la forza, ma ci sarà sempre uno più contento e uno più scontento.